15 febbraio 1901
Il Governo Zanardelli nel racconto di Montanelli
Quando Saracco diede le dimissioni, Sonnino attese la convocazione convinto che, al suo debutto sul trono e in un momento così difficile come quello, il nuovo Re non potesse affidarsi che a lui. Ma il Re, contro il parere dei suoi consiglieri, si lasciò guidare da ben altra logica. Il governo, disse, è stato rovesciato dalle forze del centro-sinistra, cioè da quelle che fanno capo a Zanardelli e Giolitti: è dunque a queste che tocca la successione. E concovocò Zanardelli, sebbene gli facessero notare che suo padre non lo aveva mai potuto soffrire.
Quando il Re gli dette l’incarico, Giolitti dovette fargli prestare da un amico un appartamento decoroso in cui tenere le consultazioni perché quello suo si riduceva a un paio di stanze da studente: come tutti i notabili della sua generazione, non aveva tratto vantaggi dalla carriera politica ed era povero in canna.
Le difficoltà che incontrò nel formare il nuovo governo furono tali che vi avrebbe rinunziato se giolitti non lo avesse dissuaso. IL gesto fu certamente da amico, ma anche da politico accorto: se Zanardelli declinava il mandato, questo sarebbe toccato a lui, che in quei frangenti preferiva assumere quello più modesto ma anche politicamnete più redditizio, di ministro degli interni. Così fu, ma tutti capirono il giuoco. “Il vero vittorioso - scrisse Albertini sul Cds- è lui, Giolitti: è lui il Ministero” e il suo arcinemico Rastignac: “ Stasera forse si verrà al voto. Io non so quello che uscirà da questa discussione. Ma prego gli Dei tutelari, se sull’Italia ne vegli ancora qualcuno, che tengano lontano dal governo del Paese la minaccia di Giolitti. Quell’uomo porta in sé i germi di tutte le catastrofi”.