Comandini, 11 aprile 1881
• Da Roma B. Cairoli scrive alla cugina Fedelina Durandi-Cavallini: «Se avessi voluto mi sarei assicurato anche questa volta un voto di non lieve maggioranza, poiché bastavano due giorni all’arrivo dei lontani
• Da Roma B. Cairoli scrive alla cugina Fedelina Durandi-Cavallini: «Se avessi voluto mi sarei assicurato anche questa volta un voto di non lieve maggioranza, poiché bastavano due giorni all’arrivo dei lontani. Ma io era stanco, smanioso di uscire dal terreno dei trabocchetti; e di liberarmi dal non meritato martirio: eppoi aborrivo da una discussione che non si sarebbe svolta senza scandalose escandescenze inutili ai buoni rapporti internazionali. Preferii cadere nel silenzio, accettando il rinvio, ed appellandomi agli onesti, piuttosto che vincere nel clamore di una sconveniente battaglia... La questione di Tunisi fu un pretesto, anzi una menzogna, l’obbiettivo era la riforma elettorale, ed il movente tutte le ambizioni finora fallite e sempre affamate».