Comandini, 26 settembre 1880
• G. Garibaldi, dopo essersi dimesso da deputato, scrive alla Direzione della Capitale di non poter essere «tra i legislatori in un Paese dove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai Gesuiti ed ai nemici dell’unità d’Italia»
• G. Garibaldi, dopo essersi dimesso da deputato, scrive alla Direzione della Capitale di non poter essere «tra i legislatori in un Paese dove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai Gesuiti ed ai nemici dell’unità d’Italia». «Tutt’altra Italia - scrive Garibaldi - io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all’interno e umiliata all’estero».