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 1880  giugno 27 calendario

• G. Garibaldi scrive al direttore del giornale La Capitale di Roma: «Ciò che più mi fastidia è il contegno dei nostri fratelli di occidente; che le lezioni della sventura, recando a loro tanti benefizi, non li abbian sanati interamente dal chauvinisme, da noi intollerabile! I nostri giovani vicini sciaguratamente non vogliono persuadersi che gli Italiani hanno cessato d’essere degli Iloti, e che se l’Italia ambisce esser sorella della Francia, si è colla condizione di non derogare affatto da quei diritti dell’uomo sì coraggiosamente proclamati dall’immortale Repubblica

• G. Garibaldi scrive al direttore del giornale La Capitale di Roma: «Ciò che più mi fastidia è il contegno dei nostri fratelli di occidente; che le lezioni della sventura, recando a loro tanti benefizi, non li abbian sanati interamente dal chauvinisme, da noi intollerabile! I nostri giovani vicini sciaguratamente non vogliono persuadersi che gli Italiani hanno cessato d’essere degli Iloti, e che se l’Italia ambisce esser sorella della Francia, si è colla condizione di non derogare affatto da quei diritti dell’uomo sì coraggiosamente proclamati dall’immortale Repubblica. Alludo alla costa settentrionale dell’Africa. La Francia, colla distruzione della potenza barbaresca d’Algeri, meritò la gratitudine del mondo civile. Essa possiede coteste immense regioni e può stendere sul vasto continente Africano il benefico suo dominio. Nella Tunisia poi è un altro affare. La Francia padrona di codesto cuneo che si avanza al settentrione fra la Sicilia e la Sardegna, sarebbe una minaccia continua all’integrità del nostro Paese. Col di lei sistema invadente poi a danno degli antichi Stati, come lo prova col voler francesare i nostri corallini, essa non dà prova di sincera fratellanza. La colonia italiana di Tunisi è più numerosa di tutte le altre colonie europee insieme. E considerando il piccolo tratto di mare che ci divide da quel Paese, tutto spinge l’Italia a dover sostenere l’indipendenza assoluta di cotesta Reggenza».