Comandini, 7 luglio 1879
• L’on. Cairoli, alla vigilia di ritornare al potere, scrive alla cugina Adelina Durandi: «Oggi è fra le giornate che fanno odiare la vita; doveva essere quella della partenza ed invece incomincerà un altro calvario; mi trovo nella tenaglia di complicazioni parlamentari, non cercata da me, vittima non complice
• L’on. Cairoli, alla vigilia di ritornare al potere, scrive alla cugina Adelina Durandi: «Oggi è fra le giornate che fanno odiare la vita; doveva essere quella della partenza ed invece incomincerà un altro calvario; mi trovo nella tenaglia di complicazioni parlamentari, non cercata da me, vittima non complice. E’ in prospettiva il martirio che mi fa rabbrividire, cioè il carico della croce che attrae tanti e farebbe fuggire me, se fosse possibile. Il rifiuto non mi sarebbe perdonato. Passai la notte in sussulto, dal mattino non ebbi un momento di quiete; si succedono le deputazioni, non hanno pietà della mia salute, ridono delle mie aspirazioni alla quiete, mi considerano un uomo espropriato per ragioni di pubblica utilità, e veramente il mio libero arbitrio è come una povera foglia in balìa del vento. Mi sento soggiogato dalla fatalità, condannato a soffrire sempre: l’oggi mi opprime e il domani è minaccioso di peggio».