Comandini, 21 gennaio 1879
• Al Senato si riprende l’interpellanza sulla politica estera. L’on. Jacini incolpa il Ministero di seguire tre pregiudizi
• Al Senato si riprende l’interpellanza sulla politica estera. L’on. Jacini incolpa il Ministero di seguire tre pregiudizi. Il primo consiste nel considerare l’arte di Governo rispetto all’estero refrattaria ad ogni pubblicità; il secondo nel supporre che la politica estera sia indipendente dalle condizioni interne; il terzo nel credere che vi possano essere due programmi di politica estera. Cita Cavour e ciò provoca ampia discussione sulla politica cavouriana. L’on. Depretis, fra segni di vivissima attenzione, risponde accettando il concetto di un programma unico di politica estera. Nega di aver seguito una politica di avventure. Nega pure che l’unità italiana debbasi esclusivamente alla guerra di Crimea e alla guerra del 1856, due fatti, però, che egli loda. Ricorda, a questo riguardo Vittorio Emanuele e il patriottismo del popolo italiano. Riconosce che Cavour è il primo statista italiano, ma dubita che si possa ora seguire la politica del 1856. Riassume le ingiuste accuse rivolte al Governo italiano e alla Sinistra, d’essere russofilo, d’avere ambizioni sul Mediterraneo, di volersi annettere persino l’Albania (viva ilarità). Tacerà della Bosnia e dell’Erzegovina. L’Italia poteva tentare un accordo con l’Austria. Ma oggi, dinanzi ad un fatto compiuto, l’unica politica che si possa seguire è l’applicazione pura e semplice del Trattato di Berlino.