Comandini, 27 agosto 1878
• Il Papa indirizza al card. Nina, segretario di Stato, una lettera in cui dice, fra l’altro; «Per fermo, non solo dobbiamo lamentare, come l’illustre nostro antecessore, la soppressione dei religiosi, che toglie al Pontefice un valido aiuto nelle Congregazioni ove si trattano i più rilevanti affari della Chiesa; non pure dobbiamo dolerci che ci tolgano al culto divino i ministri con la legge sopra il reclutamento militare, la quale costringe tutti indistintamente al servizio delle armi; che vengano sottratte a noi e al clero le istituzioni di carità e beneficenza erette in Roma o dai Romani Pontefici o dalle Cattoliche nazioni, che le posero sotto la vigilanza della Chiesa; non pure, con immensa amarezza del nostro cuore di Padre e di Pastore, siamo costretti a vedere sotto i nostri occhi i progressi dell’eresia in questa stessa città di Roma, centro della cattolica religione, ove impunemente tempii e scuole eterodosse si inalzano in gran numero
• Il Papa indirizza al card. Nina, segretario di Stato, una lettera in cui dice, fra l’altro; «Per fermo, non solo dobbiamo lamentare, come l’illustre nostro antecessore, la soppressione dei religiosi, che toglie al Pontefice un valido aiuto nelle Congregazioni ove si trattano i più rilevanti affari della Chiesa; non pure dobbiamo dolerci che ci tolgano al culto divino i ministri con la legge sopra il reclutamento militare, la quale costringe tutti indistintamente al servizio delle armi; che vengano sottratte a noi e al clero le istituzioni di carità e beneficenza erette in Roma o dai Romani Pontefici o dalle Cattoliche nazioni, che le posero sotto la vigilanza della Chiesa; non pure, con immensa amarezza del nostro cuore di Padre e di Pastore, siamo costretti a vedere sotto i nostri occhi i progressi dell’eresia in questa stessa città di Roma, centro della cattolica religione, ove impunemente tempii e scuole eterodosse si inalzano in gran numero... ma, come se tutto ciò fosse poco, si tenta di render vani gli stessi atti della nostra spirituale giurisdizione». Passa quindi alla nomina dei vescovi e conclude: «I fatti che abbiamo finora toccato, evidentemente accennano al proposito di continuare in Italia un sistema di sempre crescente ostilità verso la Chiesa e mostrano ben chiaro qual sorta di libertà le sta riservata e di qual rispetto si voglia circondare il capo della religione cattolica».