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 1878  aprile 25 calendario

• La Voce della Verità di Roma, nell’edizione del mattino, pubblica il testo latino dell’enciclica del Papa

• La Voce della Verità di Roma, nell’edizione del mattino, pubblica il testo latino dell’enciclica del Papa. L’enciclica dimostra che il cattolicesimo, fonte di ogni civiltà, protesse il mondo contro la barbarie. Il Pontificato, depositario dei principì di giustizia, di moralità ordinata e di progresso, promosse sempre la dignità e lo splendore dell’Italia, principalmente di Roma e l’affermazione contraria è un’impudente menzogna. L’indebolimento del sentimento religioso scosse il fondamento del principato civile e la stabilità territoriale degli Stati, originando guerre funeste e disastrose. Inculca la necessità che il cattolicesimo sia la base della famiglia, dell’educazione della gioventù, e rivendica vivacemente il potere temporale nella condizione largita dalla Provvidenza; la libertà e l’indipendenza della S. Sede che interessa il mondo cattolico intero. Conferma e rinnova le proteste formali del Papa antecessore ed eccita i Sovrani e i reggitori dei popoli a non respingere l’aiuto della Chiesa cattolica. Nell’enciclica papale sono notevoli specialmente questi due accenni all’Italia e al potere temporale: «L’Italia in gran parte va debitrice ai Romani Pontefici della sua vera gloria e grandezza, per la quale si levò al di sopra delle altre nazioni. La loro autorità e protezione paterna più volte la coperse dagli assalti nemici, le porse sollievo ad aiuto perchè la cattolica fede si mantenesse sempre incorrotta nel cuore degli italiani. Ce ne appelliamo specialmente, per tacere degli altri, ai tempi di San Leone Magno, di Alessandro III, d’Innocenzo III, di S. Pio V, di Leone X e di altri Pontefici, nei quali per opera e protezione di quei Sommi l’Italia scampò alla suprema ruina minacciatale dai barbari, salvò l’antica sua fede e fra le tenebre e lo squallore d’universale decadenza nutrì e conservò vivo il fuoco delle scienze e lo splendore delle arti. Ce ne appelliamo a questa nostra alma città, sede del Pontificato, la quale sentì per esso tale singolarissimo vantaggio da divenire non solo rocca inespugnabile della fede, ma anche asilo delle arti belle, domicilio di capienza, meraviglia ed invidia del mondo. Allo splendore di tali fatti, consegnati a pubblici ed imperituri monumenti è facile riconoscere che solo per astio ed indegna calunnia, affine di ingannare le moltitudini, potè a voce e per iscritto insinuarsi che la Sede Apostolica sia un ostacolo alla civiltà dei popoli e alla felicità dell’Italia... «Non è già vano desiderio di signoria e di dominio che ci muove a domandare il ristabilimento del civile Principato. Noi lo reclamiamo perchè lo esigono i nostri doveri e i solenni giuramenti da noi prestati; e perchè non solo esso è necessario alla tutela e alla conservazione della piena libertà del potere spirituale, ma anche perchè ci pare ad evidenza che, quando si tratta del dominio temporale della Sede Apostolica, si tratta altresì la causa del bene e della salvezza di tutta l’umana famiglia» (vedi 24 aprile 1878).