Comandini, 9 aprile 1878
• Alla Camera le tribune sono abbastanza affollate: in quella diplomatica si distinguono gli ambasciatori d’Austria, d’Inghilterra e Spagna e molti addetti d’ambasciate
• Alla Camera le tribune sono abbastanza affollate: in quella diplomatica si distinguono gli ambasciatori d’Austria, d’Inghilterra e Spagna e molti addetti d’ambasciate. E’ seguita con viva attenzione l’interrogazione dell’on. Visconti-Venosta al ministro degli Affari Esteri intorno alla politica del Governo negli affari d’Oriente. Il Visconti-Venosta traccia brevemente la storia della politica estera in Oriente antecedente al Trattato di Santo Stefano, notando come dopo la conclusione di questa pace sono sorte maggiori difficoltà per il conflitto di interessi cozzanti. Si augura che il presente Ministero sappia difendere le influenze morali e commerciali dell’Italia in Oriente ed accrescerle con una legittima espansione, facendo in modo che le condizioni del Mediterraneo restino possibilmente inalterate. Ribatte aspramente l’on. Depretis all’accusa mossagli di non aver seguito una politica nè chiara nè conciliante. Segue l’interpellanza dell’on. Cavallotti, il quale rileva che l’Italia è minacciata dal Trattato di Santo Stefano e che mentre si creano nuovi Stati noi restiamo indifferenti. La politica italiana non corrisponde agli interessi del Paese. L’on. Corti, fra vivissimi segni di attenzione, dice che l’Italia saprà difendere i suoi interessi al Congresso, di confidare nel senno del Ministero. Queste ed altre sue dichiarazioni sono giudicate scarse e poco esplicite, mentre, d’altra parte, è giudicato questo momento inopportuno per interpellanze di questa natura.