Comandini, 9 marzo 1878
• La Perseveranza di Milano di oggi, commentando il discorso della Corona, scrive nell’articolo di fondo: «Si è detto che codesto discorso era il testamento del secondo Ministero progressista; si è detto anche che era il suo postumo programma
• La Perseveranza di Milano di oggi, commentando il discorso della Corona, scrive nell’articolo di fondo: «Si è detto che codesto discorso era il testamento del secondo Ministero progressista; si è detto anche che era il suo postumo programma. A noi pare nient’altro che la manifestazione del più gretto egoismo, l’egoismo di chi vorrebbe, col mezzo, di una parola già autorevole, sebbene ancora nuova, ridare a sé medesimo un po’di fede, prolungare, fors’anche per pochi giorni, un’esistenza che sente fuggirgli inesorabilmente. «Il Ministero ha seguito gli stimoli del proprio interesse, non s’è punto ricordato degli obblighi che la sua situazione gli imponeva. Le più semplici regole del regime costituzionale bastavano a consigliargli il silenzio, giacchè veramente non si sapeva che cosa avrebbe potuto mettere in bocca del Re un Ministero che ha principiato con gli arbitrii dei decreti e sta per finire incespicando in uno dei più brutti episodi che travolgono con sè la reputazione dell’uomo pubblico non meno che del privato».