Comandini, 15 febbraio 1878
• A Roma, nel Pantheon, dopo un mese, si ultimano oggi i lavori per la cerimonia di domani, compiuti da circa 250 artisti ed operai con una spesa che si calcola di circa 200 mila lire
• A Roma, nel Pantheon, dopo un mese, si ultimano oggi i lavori per la cerimonia di domani, compiuti da circa 250 artisti ed operai con una spesa che si calcola di circa 200 mila lire. Il porticato è addobbato sontuosamente con drappi neri e con 14 magnifiche lampade romane sospese a lunghe catene che pendono in mezzo alle imponenti colonne. Sulla sommità del timpano posa superbamente con le ali semi aperte una grande aquila di Savoia; ai due lati estremi due statue della Fama, nel triangolo è collocata una tela dipinta che figura l’apoteosi de Re. Sopra l’ara, portante le iniziali del Re, sta seduta, in maestoso atteggiamento la Fama e ai suoi piedi depongono voti e corone le città italiane, artisticamente raggruppate in atto di disperato dolore; un putto trattiene a stento un focoso destriero che s’impenna; alle du estremità stanno sdraiati con la mano alle tempie i principali fiumi d’Italia. Sotto il bassorilievo si legge: A Vittorio Emanuele II padre della Patria. Entrando nel tempio trovasi un ricco trofeo di bandiere tricolori e azzurre aventi al centro lo scudo di Savoia sormontato dalla Corona Reale, sotto cui leggesi: «In questo tempio augusto - testimonio della sapienza e potenza romana - riconsacrato col nome di tutti i martiri della fede - riposa degno di antiche grandezze il figlio del Re Martire che vendicò santamente il Padre - fondando la concordia italiana». A questo trofeo fa riscontro un altro collocato sopra l’altare maggiore senza iscrizione. Le pareti fino all’altezza del cornicione sono coperte di drappi neri; ai lati delle diverse cappelle candelabri romani di bronzo. Intercalate alle decorazioni del cornicione gli stemmi delle città italiane. Nel mezzo del tempio, si erge un vasto ed altissimo tumulo a gradinate, circondato da 12 candelabri dalle ampie e numerose braccia, lo stesso che servì per le esequie del 17 gennaio ma con sei statue raffiguranti l’Italia, Roma, la Giustizia, la Forza, la Speranza e la Carità. Sul sarcofago si leggono tre belle iscrizioni dovute, come le altre, a C. Correnti: Nel Centro: «Esempio di immacolata lealtà - Pacificatore delle discordie italiane - Combattè tutte le battaglie della patria - Fedele alle tradizioni della sua Casa - Conciliò la civiltà col Vangelo - Suggellò con la sua morte la fede della sua vita» Da un lato: «Sposò - il giorno 12 aprile 1842 Maria Adelaide - Fiore sbocciato in terra italiana - Da un gentile innesto di Savoia - Sul ceppo imperiale di Asburgo - Modello di sposa cristiana e di madre educatrice - Benedetta di elettissima prole - Amata come un angelo, morta come una santa» Dall’altro: «Inaugurò - Il nuovo diritto naturale delle genti - Precursore della pace perpetua - Lasciando alla nobile regione - che custodisce il nome e le ossa dei suoi maggiori - Libertà di ricongiungersi - alla madre Patria». La parte più splendida della decorazione interna è costituita dalla volta del tempio trasformata in un cielo stellate ottenuto mediante fiamme a gas rappresentanti 140 stelle di diverse dimensioni.