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 1878  gennaio 19 calendario

• Fin dalla 1 pom. le tribune della Camera sono affollate e le gradinate a destra e a sinistra dell’aula gremite di signore tutte vestite a lutto

• Fin dalla 1 pom. le tribune della Camera sono affollate e le gradinate a destra e a sinistra dell’aula gremite di signore tutte vestite a lutto. Poco prima delle 2 pom. nella tribuna del Corpo Diplomatico, splendidamente addobbata di velluto rosso, coi segni del lutto, appaiono le Regine Margherita e Pia, entusiasticamente acclamate. La Regina Pia siede a destra della Regina Margherita, avendo vicino il figlio, Principe Carlo. Fra le due Regine prende posto il Principino di Napoli, il quale è salutato dai senatori e deputati e dalla folla con applausi vivissimi. Alle 2.5 pom. il Re entra nell’aula seguito dai Principi e della sua Casa militare fra entusiastici applausi. Il ministro guardasigilli annuncia che lo scopo della convocazione del Parlamento è quello portato dell’articolo 22 dello Statuto. Il Re, alzandosi col capo scoperto, giura. Quindi l’on. Mancini gli presenta tre pergamene contenenti, in triplice originale, la formula del giuramento. Esse si conserveranno nell’Archivio della Corte, del Senato e della Camera. Il Re vi appone la firma. Il giuramento del Re è il seguente: «In presenza di Dio ed innanzi alla Nazione giuro di osservare lo Statuto, di esercitare l’autorità reale in virtù delle leggi e conformemente alle medesime, di far rendere giustizia a ciascuno secondo il suo diritto e di regolarmi in ogni atto del mio regno col solo scopo dell’interesse, della prosperità e dell’amore della patria». I principi Amedeo e di Carignano che si trovano vicino al Re, Deputati e Senatori prestano a loro volta giuramento e quindi il Re dice: «Io mi sento incoraggiato a riprendere i doveri della vita dal vedere come il lutto della mia Casa abbia trovato una eco sincera in ogni parte del nostro paese, come la benedetta memoria del Re Liberatore abbia fatto di tutte le famiglie italiane una sola famiglia (applausi prolungati e vivissimi). Tanta unanimità d’affetti fu di gran lenimento anche al cuore della mia diletta consorte, la Regina Margherita, la quale educherà il nostro amatissimo figlio ai gloriosi esempi del suo grande avo. (Triplice salve d’applausi. Grida: Viva la Regina. Acclamazioni lunghissime). «Noi non siamo nuovi alle difficoltà della cosa pubblica. Pieni di utili insegnamenti sono gli ultimi trent’anni della storia nazionale, nei quali, per alterne prove d’immeritate sventure e di preparate fortune, si compendia la storia di molti secoli. Questo è il pensiero che mi affida nell’assumere gli alti doveri che mi s’impongono. L’Italia che ha saputo comprendere Vittorio Emanuele, mi prova oggi quello che il mio gran Genitore non ha mai cessato d’insegnarmi, che la religiosa osservanza delle libere istituzioni è la più sicura salvaguardia contro tutti i pericoli. Questa è la fede della mia Casa; questa sarà la mia forza... Sincerità di pensieri, concordia di amor di patria mi accompagneranno, ne son certo, nell’ardua via che prendiamo a percorrere, in fine della quale io non ambisco che meritare questa lode: Egli fu degno del Padre». Il discorso del nuovo Sovrano è accolto con grande entusiasmo dal Parlamento e dall’intera Nazione. La stampa, anche estera, lo commenta nel modo più lusinghiero. All’uscita dal Parlamento, per tutto il percorso, il Re e la Regina sono entusiasticamente acclamati dalla popolazione assiepata in tutte le vie che fanno capo al Quirinale. Rientrato il corteggio nel Palazzo con insistenti e frenetiche grida la folla chiede di salutare ancora il Re, il quale appare più volte sulla Loggia Reale con la Regina Margherita, la Regina Maria Pia e il Principe Imperiale di Germania che, sollevando fra le braccia il Principino di Napoli, lo mostra al popolo e poi lo depone a terra baciandolo. A quell’atto è un grido generale di Viva l’Italia e la Germania.