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 1878  gennaio 16 calendario

• Alla Camera, alla 1.15 pom., si apre l’udienza. Una folla straordinaria entra nelle tribune. Drappi neri fregiati d’argento, contornano l’emiciclo, il parapetto delle tribune e i banchi della Presidenza, cogli stemmi delle città

• Alla Camera, alla 1.15 pom., si apre l’udienza. Una folla straordinaria entra nelle tribune. Drappi neri fregiati d’argento, contornano l’emiciclo, il parapetto delle tribune e i banchi della Presidenza, cogli stemmi delle città. Il busto di Vittorio Emanuele, soprastante alla Presidenza, è messo a lutto. Sono presenti tutti i Ministri, tranne l’on. Mancini. L’on. Depretis, fra la più grande attenzione, comincia a parlare a voce bassissima e annunzia la ricostituzione del Ministero. (Bisbiglio). Passa poi ad annunziare la morte del Re. Dice che questo è un giorno di universale compianto. Loda il prudente ardimento, la saviezza, la lealtà, l’equanimità del defunto Re Vittorio Emanuele il quale fu grande patriota, grande soldato ed eroe. Rammenta i tristi tempi in cui Vittorio Emanuele fu il genio tutelare della Nazione. Conclude annunciando che il nuovo Re presterà il suo giuramento il giorno 19 e soggiunge che Egli, per primo, parlerà alla Nazione. Egli, erede della Corona e degno del Padre, continuerà la savia politica che fece l’Italia. In questo discorso è notato specialmente il seguente squarcio: «Se nel corso di tutta la storia vi è uomo che abbia meritato il titolo di padre della Patria, l’Eroe che l’Italia piange è quel desso. «Membro del Parlamento all’epoca del suo avvenimento al trono, tre volte nei consigli suoi io potei essere testimonio del suo prudente ardimento, della sua sapiente lealtà, della sua equanime benevolenza; ma non occorrono testimonianze per una vita, come quella di Re Vittorio Emanuele, vissuto in mezzo al suo popolo; solo mi sia concesso dire che trapasso più sereno, più virile, più trionfale del suo, non è dato imaginare. Il corpo cedette alla natura; l’anima rimase sempre quella del gran patriota, del gran soldato, d’un Eroe. Il suo sguardo sereno e tranquillo pareva che si fissasse nella meravigliosa sua storia. E quella storia chi di noi non l’ha impressa nel cuore? Bisogna richiamare alla mente quei giorni di sconforto e di disperazione per misurare l’altezza di questo grande Monarca, fedele al suo popolo, che vide e credette quello che nessuno osava più sperare nè credere. Bisogna ricordare quei tempi fortunosi di angosce, che la nuova generazione non ha veduti, che i nostri figli non vedranno, per comprendere che quotidiani miracoli di prudenza e di audacia furono necessari per trarre dall’abisso l’Italia e collocarla dove ella è ora solidamente piantata. «Questa gloria risplenderà perpetua nel nome di Vittorio Emanuele, redentore d’Italia. «E quanti più anni passeranno, quanto più da lontano secolo si vedrà questa imagine sublime di Re ingrandire colla fortuna dello Stato da lui fondato, coi benefici della libertà, da lui incardinata nel principato civile, tanto maggiore apparirà l’uomo perduto e col quale avemmo la fortuna di vivere». L’on. Tecchio rievoca il ricevimento di Capo d’Anno, dicendo, fra l’altro: «Era la salute del Re floridissima; vivace lo sguardo, fermo l’accento. Agli omaggi, agli auguri nostri rispondeva: esser egli riconoscente al Senato; averne sempre tenuto in pregio i servigi; poter succedere gravi eventi in Europa; ad ogni modo non verrebbe meno la sua fede nel senno degli Italiani; sapere a prova quanto siano buoni verso di lui; invitarci tutti a sperare nella stella d’Italia. E poichè io soggiungeva: La stella d’Italia è la Vostra Maestà, il Re ci sorrise del sorriso dei forti. Otto giorni di poi, chi l’avrebbe creduto? chi l’avrebbe sognato? la grande anima di Vittorio Emanuele era assunta ai misteri dell’altra vita». La Camera sospende le sue sedute fino al 1° febbraio e delibera di portare il lutto per sei mesi.