Comandini, 13 gennaio 1878
• La Perseveranza di Milano di oggi riporta altri interessanti giudizi della stampa estera su Vittorio Emanuele
• La Perseveranza di Milano di oggi riporta altri interessanti giudizi della stampa estera su Vittorio Emanuele. La Gazzetta di Colonia dice: «Fu il monarca più costituzionale di Europa, e se l’Italia, vent’anni fa smembrata, oggi è un regno unito e tranquillo, ammesso con eguali diritti nel consesso delle grandi Potenze, mentre la Francia di tanto più fortunata negli ultimi secoli è ora lacerata dalle discordie intestine, se ne deve in gran parte il merito alla sua moderazione». La Gazzetta di Francoforte: «Fu un valoroso soldato, un principe leale, un uomo onesto, insomma un Re Galantuomo. Noi siamo grati a lui delle cose durevoli che fece in questi tempi di mutamenti e onoriamo la sua lealtà». Il Temps: «Il nome di Vittorio Emanuele resterà indissolubilmente legato a tre fatti memorabili: la fondazione del Regno d’Italia, lo stabilimento in questo nuovo Stato del Regime Costituzionale e parlamentare e la caduta del Potere temporale dei Papi. Non dobbiamo credere che l’unità d’Italia si sia fatta da sè, benchè gli avvenimenti abbiano sorpassato il primo pensiero. Essa è stata dalla sua origine, nel suo concetto, l’opera affatto personale di Cavour e giustizia vuole che si aggiunga che Cavour sarebbe rimasto impotente se non avesse avuto per collaboratore un principe come Vittorio Emanuele, guadagnato alle sue idee e fedele, devoto, perseverante». Il Journal de Gèneve: «Se l’Italia perde in lui un buon Re, un Re amato e popolare, l’Europa perde l’esempio, sempre più raro, d’un Sovrano costitutuzionale irreprensibile. Quasi solo nel nostro tempo, con la Regina Vittoria e il fu Re dei Belgi, Leopoldo, esercitava il suo compito di Re, d’istinto, senza sforzo e come una cosa naturale, rispettando i diritti della Nazione e facendo rispettare i propri, semplicemente e senza l’apparenza di pensarci su. Egli non rinunziava ad esercitare la propria influenza, ma si guardava dell’imporla; essa agiva da sè, per il solo effetto della deferenza che si aveva per l’uomo che era come la personificazione vivente della Nazione». Il Nord di Bruxelles: «Lascerà nella storia del suo paese una pagina brillante. L’opera alla quale ha intrecciato il suo nome, e il cui compimento è dovuto non meno ai suoi sforzi indefessi che all’abilità degli eminenti collaboratori che aveva saputo scegliersi, è una delle più grandi di questo secolo, una di quelle che hanno già prodotto e sono destinate a produrre in avvenire i più fecondi risultati» L’Indèpendenee Belge: «Vittorio Emanuele è una delle grandi figure di questo secolo e il suo Regno sarà citato sempre come uno dei più popolari e splendidi che siano mai stati. Sovrano costituzionale nel più elevato significato della parola, egli si fece un dovere di seguire le aspirazioni dei sudditi e prese per regola costante del suo Governo la legge fondamentale del regime parlamentare, la legge delle maggioranze. Seguendo sempre la gran corrente dell’opinione pubblica, potè imprimere alla politica italiana quell’energia e quel carattere nazionale da cui trasse la sua grandezza... Ebbe la fortuna rara per un Sovrano di disarmare con la rettitudine delle sue tendenze gli avversari più risoluti dell’idea monarchica: Mazzini e Garibaldi». Dei giornali inglesi il Times: «Vittorio Emanuele nacque per un dovere ed una missione ed adempiè fedelmente l’uno e l’altra fino agli estremi... Egli sarà ricordato ognora, e merita di essere ricordato, come il creatore del suo paese in un senso in cui pochi Re lo furono». Lo Standard: «Egli mise in disparte tutti i sentimenti personali, i vincoli di famiglia, le considerazioni dinastiche, per essere la spada d’Italia». Il Daily Telegraph: «Fu invitto nell’avversità, moderato nell’ora della vittoria... Ridonda a suo immenso credito l’essere stato, sebbene religioso, sempre alla testa del suo popolo nella lunga lotta col Papa».