Comandini, 10 gennaio 1878
• La Gazzetta Ufficiale di oggi dà i seguenti interessanti particolari sulla morte del Re: «Il Re Vittorio Emanuele morì come un Eroe! Queste parole, pronunciate da un personaggio che assistette alle ultime ore del Re, dicono meglio d’ogni particolare con quale meravigliosa calma e serenità d’animo S
• La Gazzetta Ufficiale di oggi dà i seguenti interessanti particolari sulla morte del Re: «Il Re Vittorio Emanuele morì come un Eroe! Queste parole, pronunciate da un personaggio che assistette alle ultime ore del Re, dicono meglio d’ogni particolare con quale meravigliosa calma e serenità d’animo S. M. Vittorio Emanuele abbia incontrato la morte. Questa lo colpiva nel vigore della Sua ferrea tempra e nell’apogeo della Sua grandezza; ma il Re sentiva che la grande missione che aveva prefìssa alla propria vita, l’indipendenza e l’unità dell’Italia, era gloriosamente compiuta! «Prima di sabato, 5 gennaio, nessun sintomo o parola del Re faceva temere della di lui salute. Allorché giunse in Roma da Torino ebbe bensì a dolersi di un gran freddo sofferto lungo il viaggio, per modo che non gli era riuscito di toglierselo d’addosso; ma il giorno dopo e i susseguenti, si mostrò come per lo innanzi in ottimo stato di salute; attese con la solita alacrità e cura agli affari di Stato, trattenendosi lungamente coi Ministri e con gli altri personaggi della Corte. Il dì di sabato accusò improvvisamente un generale malessere; il dottor Saglione venuto a visitarlo consigliò S. M. a mettersi a letto, e intanto fu chiamato da Torino il dottor Bruno. Questi trovò il Re colto dalla febbre con una certa gravità di sintomi, ma non ancora allarmanti; fu pure chiamato il dottor Baccelli. I medici misuravano il processo del male dalle ore due della domenica, per cui si attendevano una crisi buona o triste nel giorno di mercoledì. Intanto il Re vedeva continuamente i Reali Principi e i Ministri e mostravasi assolutamente calmo. «La mattina del mercoledì apparvero i segni che fecero dubitare di una prossima luttuosa catastrofe. Il dottor Bruno credette di interrogare l’Augusto Infermo se volesse ricevere i Sacramenti. Il Re, con perfetta serenità di spirito, acconsentì. Introdotto presso S. M. monsignor Anzino, cappellano della R. Corte, il Re fece ad esso la propria confessione; dopo la quale si dispose a ricevere il supremo Viatico, che gli fu somministrato stando il Re a sedere sul letto, ed alla presenza dei Reali Principi, dei Ministri e dei funzionari di Corte, inginocchiati intorno. Compiuta la sacra funzione e ricevuta anche l’estrema Unzione, il Re trattenne presso di sé, intanto che i Ministri e gli altri personaggi si raccoglievano in uno dei lati della camera, i Reali Principi di Piemonte ai quali parlò per alcuni istanti a voce bassa. Il Re, malgrado le sofferenze fisiche, conservava inalterata la sua calma, che manifestavasi anche in una meravigliosa serenità del volto. Ritiratisi coi Reali Principi tutti gli astanti dalla stanza, rimase solo col Re il dottor Bruno che poco dopo, presso alle ore 2 e mezzo, fece chiamar tutti, annunciando esser giunta l’ora estrema per Sua Maestà. «Fu un momento di immenso strazio per tutti. Il Re, fatto un leggero moto delle labbra, esalava la grande anima allo scoccare delle ore due e mezzo, nell’atto di persona che s’addorma! «La vita era spenta, la salma inerte, e il volto e i lineamenti del Sovrano conservavano ancora queill’aspetto di perfetta calma che non l’abbandonò mai un istante. La coscienza e l’intima soddisfazione dei doveri di Sovrano, di soldato, di Italiano, da lui largamente adempiuti, si traducevano sul suo volto anche dopo la morte. E forse nel momento supremo irradiò sul suo aspetto il pensiero della grande e imperitura eredità di gloria e d’amore che gli sopravviverà nel cuore del popolo italiano». Lo stesso giornale pubblica un decreto reale che convoca il Parlamento per il 16 corr. Pubblica inoltre un lunghissimo elenco di telegrammi di condoglianza e di devozione al nuovo Re di Ambasciate, Consigli Comunali e Provinciali, di Associazioni.