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 1878  gennaio 09 calendario

• Stamattina alle 11 il prof. Bruno, prevedendo imminente la morte del Re, gli propone i Sacramenti

• Stamattina alle 11 il prof. Bruno, prevedendo imminente la morte del Re, gli propone i Sacramenti. Vittorio Emanuele, che è seduto sul letto, non si mostra punto spaventato a questo consiglio, e senza muoversi dalla posizione in cui sta, risponde: «Bene, bene, faccio quello che volete; vengano pur subito». Ma all’una e mezza soltanto ha luogo la mesta e solenne cerimonia del Viatico che è amministrato al Re dal Canonico Anzino, preside delle R.R. Cappelle. Il Viatico entra nell’appartamento del Re seguito dal principe Umberto e dalla principessa Margherita che mesta e con gli occhi pieni di lagrime si appoggia al braccio della marchesa di Montereno. Seguono poi il Viatico tutto il personale della Casa civile e quello della Casa militare tanto del Re quanto dei Principi. Nella camera da letto del Re entrano soltanto il Principe, la Principessa, i primi dignitari di Corte, gli onorevoli Depretis, Crispi e Correnti. Tutti si pongono in ginocchio intorno al letto dell’Augusto moribondo con un cero acceso in mano. Vittorio Emanuele riceve il Viatico seduto sul letto. Finita la cerimonia il Principe e la Principessa gli rivolgono parole di conforto. Uscita dalla camera, la Principessa è colta da convulsioni. Intanto tutto il seguito sfila davanti al letto del Re, come prescrive il cerimoniale. Il Re guarda e saluta col capo, saluta qualche ufficiale per nome. Dopo mezz’ora sopraggiungono i sintomi che accennano a una fine precipitata. Rientrano nella camera il principe Umberto e il conte di Mirafiori che si inginocchiano ai piedi del letto. Assistono agli ultimi momenti, oltre ai tre medici, anche il gen. De Sonnaz, il gen. Medici, il Presid. del Consiglio, C. Correnti, l’on. L. Mezzacapo, l’on. Mancini, il comm. Aghemo, il conte Visone, il col. Guidotti, il ten. col Carenzi ed altri ufficiali di servizio, tutti in ginocchio. L’on. Depretis, più che inginocchiato, è disteso per terra, piangendo. Vittorio Emanuele, dopo aver guardato un’altra volta in viso tutti gli astanti, manda un leggero sospiro, chiude gli occhi a metà e muore seduto sul letto e appoggiato sull’anca sinistra con la testa alquanto inclinata. Sono le 2.30 pom. La camera da letto del Re Vittorio Emanuele che abitava in un piccolo quartiere a pian terreno, a sinistra, appena entrati dalla porta principale del Quirinale, è addobbata con grande semplicità. La sua salma riposa su un ampio letto di ferro, ravvolta in ampie lenzuola, colla testa tutta rivolta all’insù. Il suo volto non è per nulla contratto: sembra che egli dorma placidamente. Nessuno però riconoscerebbe in quel volto quello di pochi giorni innanzi: è pallido, i baffi sono più bianchi che neri, la barba completamente bianca.