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 1878  gennaio 08 calendario

• A mezzogiorno giunge a Biella la salma del gen. La Marmora, accompagnata dai senatori Jacini, Dezza e Chiavarina, dai deputati Peruzzi, Sella, Guala ed altri, dai generali, dalla rappresentanza dell’esercito, dalle rappresentanze municipali di Torino, Firenze e Vercelli, dal Prefetto di Novara, dal Sotto-prefetto di Vercelli

• A mezzogiorno giunge a Biella la salma del gen. La Marmora, accompagnata dai senatori Jacini, Dezza e Chiavarina, dai deputati Peruzzi, Sella, Guala ed altri, dai generali, dalla rappresentanza dell’esercito, dalle rappresentanze municipali di Torino, Firenze e Vercelli, dal Prefetto di Novara, dal Sotto-prefetto di Vercelli. La salma è ricevuta dalle autorità locali, dalle rappresentanze civili e militari, degli Istituti, dei Veterani. Alle 2 pom., ha luogo il trasporto della salma dalla stazione alla chiesa di San Sebastiano con intervento del Capitolo della Cattedrale. I cordoni del feretro sono tenuti dal gen. Revel, dall’ammir. Provana, dal rappresentante del Municipio di Torino, Trombotto, dal Prefetto di Novara, dagli onorevoli Peruzzi, Jacini, Berti, Chiaves. Seguono il feretro il principe di Masserano, gli onorevoli Sella, Monale, Sambuy, Marco Arese, Guala, le autorità comunali, il Sotto-prefetto di Biella. Truppe di fanteria e di cavalleria sono schierate lungo tutto il percorso. Sulla piazza della chiesa di San Sebastiano, l’on. Sella pronuncia un eloquentissimo discorso. Dopo aver accennato alla gioventù del gen. La Marmora, passata nello studio e piena di operosità, ricorda le splendide sue gesta nella guerra del 1848 e i servizi preclari da lui resi all’integrità dello Stato Piemontese nel 1849. Narra quindi gli apparecchi per la difesa del Regno Subalpino e il riordinamento dell’esercito che doveva poi dare prova di valore in Crimea. Da questo punto ebbe principio l’azione veramente politica per cui il nome del gen. La Marmora, nell’affetto degli Italiani, è indissolubilmente congiunto a quelli di Vittorio Emanuele e del conte di Cavour. Rendendo famoso il nome d’Italia in Crimea, il gen. La Marmora dava al conte di Cavour il miglior modo di introdurre finalmente nei Consigli d’Europa il nome e i voti dell’Italia, considerata fino ad allora una semplice espressione geografica. La guerra del 1859 raggiunse lo scopo preparato dalla guerra di Crimea. Conseguenza dell’abile diplomazia del gen. La Marmora furono l’alleanza del 1866 con la Prussia e l’acquisto della Venezia. Rammenta quindi la missione a Roma nel ‘70, in qualità di Luogotenente del Re, e i suoi ultimi anni consacrati allo studio e alla beneficenza.