Comandini, 2 giugno 1882
• Stamattina si diffonde, suscitando vivo dolore in tutta Italia, la notizia del peggioramento della malattia che travaglia Giuseppe Garibaldi
• Stamattina si diffonde, suscitando vivo dolore in tutta Italia, la notizia del peggioramento della malattia che travaglia Giuseppe Garibaldi. Alla Camera l’on. Depretis dà notizie della salute dell’Eroe che dice molestato da catarro bronchiale ma finora senza febbre. Chiamato dalla famiglia Garibaldi il dottor Albanese, medico di fiducia del generale, parte da Palermo per Caprera su un bastimento dello Stato. Nella notte sopra oggi Garibaldi si aggrava tanto che lo si prevede in imminente pericolo di vita. Nel pomeriggio, nonostante la difficoltà sempre crescente del respiro, l’affievolimento della voce, l’abbandono delle forze, Garibaldi, vedendo sul balcone due capinere, esclama : «Lasciatele stare, son forse le anime delle mie bambine che vengono a salutare prima di morire». Chiede più volte se il vapore col quale si attendeva il dott. Albanese fosse in vista. Chiede di Manlio. Fattegli dal dottore delle iniezioni al braccio, esala poco dopo la sua grande anima. Sono le 6.22 pom. Il Generale sembra che dorma. Il salone di ricevimento è ridotto a camera ardente. Il Generale indossa il ponch bianco con la papalina di velluto ricamata. Fanno il servizio un picchetto d’onore con un ufficiale della Cariddi. A tarda sera la notizia telegrafata ai Presidenti del Senato e della Camera si diffonde in Roma producendo una profonda impressione di cordoglio. Si sospendono subito le rappresentazioni nei teatri.