Comandini, 20 ottobre 1877
• A Buda-Pest F. Crispi vede il cancelliere Giulio Andrassy. Questi fa capire che l’Austria non cederà nulla, contesta che la lingua da sola stabilisca «la nazionalità; non si fa la politica con la grammatica
• A Buda-Pest F. Crispi vede il cancelliere Giulio Andrassy. Questi fa capire che l’Austria non cederà nulla, contesta che la lingua da sola stabilisca «la nazionalità; non si fa la politica con la grammatica. La nazionalità è stabilita da vari elementi; precede innanzi tutto la topografia, e seguono le condizioni economiche che valgano ad alimentare la vita delle popolazioni. Prendetevi Trieste, se pur noi ve la dessimo, e voi non potreste starvi un giorno; sareste maledetti. Ho una nota su tale argomento, che vi farei leggere se avessi qui, nella quale svolgo questi concetti. E poi, bisogna parlar franco: volete altre terre? Ditelo: è una politica che comprendo». Crispi risponde: «Accordo nei princìpi. La lingua non è da sola argomento di nazionalità e se noi la prendessimo a norma dovremmo inimicarci molti Stati e far la guerra. Ora la nostra politica è di pace. Vogliamo stare bene coi vicini, stabilire accordi sulla base degli interessi e rispettare i trattati. Non attaccheremo. Ci difenderemo se fossimo attaccati. Fummo rivoluzionari per fare l’Italia; siamo conservatori per mantenerla. Voi solo potete comprenderci perchè anche voi foste rivoluzionario». Visita poi il Presidente della Camera, Ghiczy, il Presidente del Consiglio, Tisza e varie altre notabilità politiche dell’Ungheria. Il Presidente della Camera offre un pranzo all’on. Crispi. Vi assistono diversi ex-ministri e membri del Parlamento. I brindisi sono sostituiti da una conversazione, in cui si discute anche la questione Orientale dal punto di vista ungherese e italiano.