Comandini, 5 maggio 1877
• Al Senato il sen. Lampertico (relatore) confuta con sottili e perspicue argomentazioni i ragionamenti dell’on
• Al Senato il sen. Lampertico (relatore) confuta con sottili e perspicue argomentazioni i ragionamenti dell’on. Mancini. Osserva che nella grave crisi intellettuale e morale che l’Italia attraversa non si può giungere a soluzioni eque e normali senza l’applicazione dei diritto comune e conclude: «Si è citato in questa discussione più volte il conte di Cavour. Nessuno può mai aver posto in dubbio che egli non avrebbe fatto onore alla sua firma. Udite qual’era la sua politica nel 1851, quando più infieriva ed era pericolosa la fazione clericale». A questo punto l’oratore legge un brano del discorso di Cavour alla Camera, dal quale si rileva che l’illustre uomo di Stato era contrario a qualunque vessazione e persecuzione contro il clero. «Si citano pressioni estere. Se fosse cosi respingeremmo la legge. Signori, risuonano ancora grate all’Italia le parole pronunciate dall’illustre presidente del Consiglio dei Ministri di Francia, Giulio Simon, all’Assemblea francese. Quale importanza ha l’agitazione clericale odierna?» Afferma che essa non può nuocere, atteso la sua universalmente riconosciuta impotenza. Conclude affermando che conviene respingere la legge presente perchè provocatrice.