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 1877  aprile 23 calendario

• Alla Camera tutte le tribune sono affollatissime, essendo annunciate diverse interrogazioni sulla Questione d’Oriente

• Alla Camera tutte le tribune sono affollatissime, essendo annunciate diverse interrogazioni sulla Questione d’Oriente. La guerra imminente rende diffuso il desiderio di conoscere la condizione diplomatica dell’Italia e l’indirizzo della sua politica. Parla per primo, con misurata pacatezza, l’on. Visconti-Venosta, il quale chiede al Ministro quattro dichiarazioni: lª Che il Governo non ha alcun impegno speciale oltre quelli risultanti dai trattati e dai documenti pubblicati. 2ª Che le sue relazioni con tutte le Potenze sono ugualmente cordiali come erano prima degli ultimi eventi. 3ª Che l’Italia sarà lieta di associare i suoi sforzi a quelli delle altre Potenze neutrali per circoscrivere il più possibile la guerra. 4ª Che l’Italia intende di mantenere fermamente la neutralità, che, per conseguenza, non ha intenzione di procedere ad armamenti e a provvedimenti speciali che possano destare inquietudini all’interno e all’Estero e spaventare il credito pubblico già scosso per la situazione generale d’Europa. Il ministro Melegari assicura l’interpellante che la neutralità non sarà abbandonata se non in quanto l’onore e gli interessi vitali dell’Italia richiedano che si debba assolutamente seguire una Politica diversa. Seguono le interrogazioni degli onorevoli Petrucelli della Gattina e Musolino, il primo favorevole a un’alleanza russa, il secondo a un’alleanza turca. Particolarmente violento il discorso dell’on. Musolino che suscita spesso ilarità e proteste; specialmente l’on. Di Cesarò protesta contro le idee dell’on. Musolino, esprimendo la speranza che il Governo sia libero da impegni e possa mantenersi neutrale. Il ministro degli Affari Esteri risponde agli interroganti facendo una breve storia degli avvenimenti che precedettero la riunione della Conferenza di Costantinopoli e protesta contro il rimprovero diretto al Governo italiano dall’on. Petrucelli di essere stato a rimorchio dell’Inghilterra. Ripete che fu indipendente da qualsiasi Potenza e d’accordo con tutte, che non intende uscire dalla neutralità imposta all’Italia dalle sue condizioni se non nel caso che si trattasse della difesa di essenziali interessi della nazione. Conclude affermando che, malgrado l’insuccesso della campagna diplomatica per la pace, l’Italia ha guadagnata la stima e l’amicizia dei Governi rappresentati alla Conferenza di Costantinopoli.