Comandini, 1 marzo 1877
• Alla Camera accadono disordini durante la discussione dell’art. 3° del progetto di legge sulle incompatibilità parlamentari concernente la incompatibilità per ragioni d’affari, causa il dissenso manifestatosi fra l’emendamento proposto dal Ministro e la formula concretata dalla Commissione
• Alla Camera accadono disordini durante la discussione dell’art. 3° del progetto di legge sulle incompatibilità parlamentari concernente la incompatibilità per ragioni d’affari, causa il dissenso manifestatosi fra l’emendamento proposto dal Ministro e la formula concretata dalla Commissione. L’articolo è approvato secondo il testo del Ministero: «Non sono eleggibili i direttori, amministratori, rappresentanti e in generale tutti quelli che sono retribuiti sui bilanci delle Società ed Imprese sovvenute in qualsiasi modo, anche eventualmente dallo Stato. Non sono parimenti eleggibili gli avvocati e procuratori legali delle Società ed Imprese predette che abbiano stipendio od onorario fìsso». A votazione avvenuta, la Commissione propone un emendamento. Essendo stato questo respinto dal Presidente, la Commissione abbandona l’aula fra grida e schiamazzi ed energiche proteste di molti deputati della Sinistra e dei ministri. La seduta è tolta.