Comandini, 30 gennaio 1877
• A Catanzaro il ministro dell’Interno in risposta al brindisi del Prefetto pronuncia un lungo discorso in cui così accenna al processo della Gazzetta d’Italia; «Io non prevedevo mai che all’esercizio del potere, dopo aver toccato faticosamente la meta della libertà, fosser congiunti tanti dolori, infinitamente più gravi che quelli amarissimi della cospirazione e dell’esilio
• A Catanzaro il ministro dell’Interno in risposta al brindisi del Prefetto pronuncia un lungo discorso in cui così accenna al processo della Gazzetta d’Italia; «Io non prevedevo mai che all’esercizio del potere, dopo aver toccato faticosamente la meta della libertà, fosser congiunti tanti dolori, infinitamente più gravi che quelli amarissimi della cospirazione e dell’esilio. (Applausi). Non crediate pertanto che io mi sia commosso per me solo degli attacchi velenosamente direttimi da una tenebrosa calunnia. Dappoiché quei colpi non ferirono la mia persona, ma ben più in alto: la dignità del Governo e del Parlamento, sedendo io nel Consiglio della Corona per la fiducia onde mi aveva investito il Paese a mezzo della sua Camera Elettiva. (Applausi). Confesso però che, malgrado il penoso rincrescimento destato nell’animo mio dai calunniosi attentati, in mezzo ai quali io ho continuato serenamente a compiere il mio dovere nel Governo nazionale senza interromperne un istante solo le improbe fatiche, confesso che sono lieto di riconoscere che in Italia vi sia assai elevato il sentimento morale, manifestato in siffatta occasione per solenne e splendida guisa, sentimento che l’estero ammira. A questo sentimento morale mi è grato rendere omaggio, perchè con esso non si è fatto plauso all’uomo, ma alla giustizia ed ai principì». (Benissimo).