Comandini, 6 gennaio 1877
• Nella sala del Concistoro Pio IX così risponde all’indirizzo dei pellegrini Italiani «Gli avvenimenti rapidi, che in questi ultimi anni si sono succeduti nella penisola, hanno prodotta l’unione dei diversi Stati, i quali prima, benché separati, formavano questa bella parte d’Europa
• Nella sala del Concistoro Pio IX così risponde all’indirizzo dei pellegrini Italiani «Gli avvenimenti rapidi, che in questi ultimi anni si sono succeduti nella penisola, hanno prodotta l’unione dei diversi Stati, i quali prima, benché separati, formavano questa bella parte d’Europa. Certamente gli Stati, che sono ora politicamente uniti, uniti erano anche allora, e il vincolo che dell’Italia faceva un tutto, era il vincolo soave della Fede e della Religione di Gesù Cristo. Ma si pensò (ahi torbidissimo malaugurato pensiero!) si pensò di strappare il vincolo soave della Religione e si è stretta l’Italia coi lacci di una fosca politica. «I vincoli sacri che allora univano l’Italia erano vieppiù fortificati dal pingue patrimonio della Chiesa, che ovunque fomentava le arti, alimentava il povero e provvedeva alla dignità del culto, all’incremento della religione, al sostegno della cristiana educazione. Ora, depauperato il Clero, espulsi dai chiostri gli antichi benefici abitatori, invano accorrono a quelle porte i poveri a domandarvi soccorso, che più non vi trovano quei pietosi, i quali spezzavano loro il pane, se famelici, li rivestivano, se ignudi. «Ma nella presente unione avrà forse guadagnato il commercio? Egli è certo che quando gli Stati Italiani erano uniti coi vincoli della Fede, il commercio non era ridotto a quel languore, che ora desta la compassione pei tanti disastri che ha sofferto. Io non entro nei particolari: voi siete in mezzo al mondo e ben li conoscete; io però posso aggiungere che in Roma i commercianti vengono a dirmi che hanno bisogno di pane. «Ma forse avranno guadagnato i possidenti? Oh sì, ditelo ai possidenti medesimi! Nell’antica unione i possidenti di second’ordine e anche di minor conto, si sostenevano; e speravano che venendo i nuovi padroni, si sarebbero adempite le promesse fatte di alleviare le imposte. Ma al contrario queste aumentarono a segno da non potersi soddisfare, e gran parte di tali possidenti videro o in tutto o in parte sequestrati i loro patrimoni dal Fisco; flagello deplorato con forti parole anche da certi che appartengono al così detto Corpo legislativo, nei loro pubblici discorsi. Di modo che spogliati quei miseri delle loro antiche sostanze, veggonsi nella impossibilità di collocare i figli e di mantenere onestamente le proprie famiglie».