Comandini, 20 novembre 1876
• Giuseppe Garibaldi, da Caprera, scrivendo al direttore della Capitale sulla trasformazione dell’eserpito, dice fra l’altro: «Ch’io sono repubblicano per convincimento, credo non abbisogni di provarlo, e non abbisogni di provare pure che non sono esclusivista, intransigente, irreconciliabile con la monarchia; ciocchè coi fatti abbiamo provato i miei amici ed io, dal ‘48 in cui venuti dall’America offrimmo i nostri servigi a Re Curlo Alberto; nel ‘49 da Rieti ci offrimmo di marciare a riunirci all’esercito subalpino prima della battaglia di Novara; nel ‘59 e nel ‘66 ebbimo l’onore di combattere alla sinistra del nostro prode esercito; e nel ‘60 un atto solo nostro non ha potuto provare che noi fossimo capaci di trasgredire all’opera di concordia a cui fummo consacrati»
• Giuseppe Garibaldi, da Caprera, scrivendo al direttore della Capitale sulla trasformazione dell’eserpito, dice fra l’altro: «Ch’io sono repubblicano per convincimento, credo non abbisogni di provarlo, e non abbisogni di provare pure che non sono esclusivista, intransigente, irreconciliabile con la monarchia; ciocchè coi fatti abbiamo provato i miei amici ed io, dal ‘48 in cui venuti dall’America offrimmo i nostri servigi a Re Curlo Alberto; nel ‘49 da Rieti ci offrimmo di marciare a riunirci all’esercito subalpino prima della battaglia di Novara; nel ‘59 e nel ‘66 ebbimo l’onore di combattere alla sinistra del nostro prode esercito; e nel ‘60 un atto solo nostro non ha potuto provare che noi fossimo capaci di trasgredire all’opera di concordia a cui fummo consacrati».