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 1876  novembre 20 calendario

• Alle 10 ½ ant. il Re inaugura oggi la XIII Legislatura. Il discorso della Corona, pronunciato dal Re circondato da Ministri tutti di Sinistra cosi incomincia: «Contristato da domestico lutto, a cui veggo con riconoscenza prendere si viva parte il mio popolo, io vengo oggi a cercare la migliore delle consolazioni nel compimento di un dovere

Alle 10 ½ ant. il Re inaugura oggi la XIII Legislatura. Il discorso della Corona, pronunciato dal Re circondato da Ministri tutti di Sinistra cosi incomincia: «Contristato da domestico lutto, a cui veggo con riconoscenza prendere si viva parte il mio popolo, io vengo oggi a cercare la migliore delle consolazioni nel compimento di un dovere. (Applausi vivissimi dalla Camera e dalle tribune). E per verità non mi accadde mai di inaugurare questa solennità senza sentirmi crescere in cuore la fede nei destini d’Italia e nell’avvenire delle libere istituzioni che abbiamo giurato». Espone quindi il programma che è giudicato modesto ma importante. Modificare i metodi di esazione delle imposte; distribuire equamente le gravezze; dare ai Comuni e alle Province l’autonomia amministrativa; rendere più efficace la vigilanza dello Stato sui conti delle pubbliche amministrazioni e delle Opere Pie; provvedere al miglioramento delle condizioni degli impiegati; fare la legge in esecuzione dell’art.18 della legge delle Guarentigie; discutere i nuovi trattati di commercio, le leggi delle strade ferrate e del loro esercizio, le nuove convenzioni postali marittime; riformare la legge elettorale; sistemare l’istruzione primaria obbligatoria, ecc. La parte relativa alle relazioni estere è assai laconica ma sono applaudite le parole: «Fedele a tutti gli impegni assunti, l’Italia non dimenticherà mai che, prendendo posto fra le grandi Potenze, ha accettato una missione di progresso e di civiltà». Lunghi applausi anche quando il Re dice, accennando alla Destra: «Rendo omaggio all’opera indefessa delle precedenti legislature che consolidarono l’unità italiana», nonché la chiusa: «Da sei anni celebriamo in Roma la festa della unità nazionale. Dalla integrata unità avemmo frutti di gloria e prova di sapienza civile. Molto si è fatto ma molto rimane a fare. Rimane l’opera che ricerca maggiore pazienza di lavoro e maggiore concordia di intenti, quella di consolidare tutto l’edificio governativo e, dove occorre, correggerlo. A questo non si può riuscire che con una gara sincera di operosità e di costanza. Io vi addito la via e sono certo che anche in questa battaglia per il riscatto civile la mia voce troverà risposta di nobili sacrifici e di gloriose vittorie».