Comandini, 13 novembre 1876
• Il marchese Antinori, da Licia, invia notizie al marchese Doria sulla spedizione Africana e dice, fra l’altro: «Il nostro viaggio da Zeila a Jarrer, attraverso il paese dei Somali Isa e degli Adel, è stato un seguito di inaspettati e malaugurati avvenimenti, dai quali è un vero prodigio se ne abbiamo potuto trar fuori illesa la vita, ma la pelle non già perchè essa, nell’umidità presa nel passaggio dell’Avasc e nei terreni paludosi che in questa stagione lo attorniano, fu talmente tormentata e guasta, che il Chiarini combatte ancora a sanare le piaghe dei piedi e delle gambe
• Il marchese Antinori, da Licia, invia notizie al marchese Doria sulla spedizione Africana e dice, fra l’altro: «Il nostro viaggio da Zeila a Jarrer, attraverso il paese dei Somali Isa e degli Adel, è stato un seguito di inaspettati e malaugurati avvenimenti, dai quali è un vero prodigio se ne abbiamo potuto trar fuori illesa la vita, ma la pelle non già perchè essa, nell’umidità presa nel passaggio dell’Avasc e nei terreni paludosi che in questa stagione lo attorniano, fu talmente tormentata e guasta, che il Chiarini combatte ancora a sanare le piaghe dei piedi e delle gambe. Imagina che per campare dal quasi certo pericolo di essere assassinati dai Danakil che conducevano la nostra carovana, dovemmo sottrarci ad essi con una specie di fuga, passare l’Avasc quasi a nuoto, sopra pochi fasci di frasche che ci servirono da zattera e colla sola camicia che ci copriva proseguire a pie’nudi, per una notte intera, attraverso terreni ingombri dall’acqua e dalle gramigne e sotto il cui fondo melmoso ti abbattevi, ad ogni pie sospinto, in buche profonde trenta e quaranta centimetri, fatte dagli elefanti che vi avevano camminato sopra al finire delle piogge dell’anno scorso».