Comandini, 6 ottobre 1876
• La Perseveranza di Milano di oggi pubblica integralmente il discorso pronunciato ieri da Aleardo Aleardi in seno all’Associazione Costituzionale di Verona di cui è presidente
• La Perseveranza di Milano di oggi pubblica integralmente il discorso pronunciato ieri da Aleardo Aleardi in seno all’Associazione Costituzionale di Verona di cui è presidente. Del partilo costituzionale dice: «Si può dire senza taccia d’orgoglio essere il più grande partito della nazione, perchè esso è quello che raccoglie le tradizioni del nostro breve e miracoloso passato, e quello che ci condusse per mezzo un labirinto, irto di difficoltà finanziarie e diplomatiche, dalla profetica spedizione di Crimea a piantar la bandiera tricolore dirimpetto al Vaticano. Né crediate ch’io voglia, con questo, minimamente scemare la gloria dell’Eroe di Caprera, al quale toccò la impareggiabile fortuna di presentare un intero reame all’Italia. No: a tutti il suo. Salvochè è da osservare che quell’Uomo antico, il quale operava di segreto consenso col Conte di Cavour, allora era un moderato, allora era appunto uno dei nostri. Volevo dire soltanto che se quel partito d’opposizione, del quale ora alcuni egregi uomini siedono al Governo, se quel partito che per tanti anni combattè con sistematica acerbità ogni legge dal nostro proposta, avesse, per isventura, vinto nel Parlamento, l’Italia più che probabilmente sarebbe ancora quella sbocconcellata, spezzata e serva di un tempo: e noi, frementi ancora in mezzo alle sterili congiure, con la corda sempre del patibolo dinanzi agli occhi, non avremmo il santo orgoglio di chiamarci cittadini di una grande e rispettata nazione».