Comandini, 21 giugno 1875
• Pio IX, rivolgendosi al patriziato e alla nobiltà Romana, pronuncia un notevole discorso, così ricordando le vicende della presa di Roma: «Era di poco trascorsa la solennità della nascita di Maria Santissima, allorchè presentossi a me un cavalier subalpino, avente in mano una lettera di un monarca cattolico a me diretta
• Pio IX, rivolgendosi al patriziato e alla nobiltà Romana, pronuncia un notevole discorso, così ricordando le vicende della presa di Roma: «Era di poco trascorsa la solennità della nascita di Maria Santissima, allorchè presentossi a me un cavalier subalpino, avente in mano una lettera di un monarca cattolico a me diretta. Lessi e notai che dichiarandosi esso monarca custode e garante per disposizione della divina Provvidenza e volontà della Nazione, dei destini di tutti gli Italiani, si crede in dovere di prendere la responsabilità del mantenimento dell’ordine nella Penisola e della sicurezza della Santa Sede. Quindi viene a dichiarare che per secondare l’animo dei Romani avea ordinato alle sue truppe di inoltrarsi ad occupare quello che restava, cioè Roma; e ciò per mantenere l’ordine! Infine aggiunge che le sue forze si restringevano ad una azione conservatrice! Poco dopo le truppe del monarca si avvicinano alle mura di Roma, e quivi accampate, facendo pompa di un gran lusso di forze, aspettarono più giorni per vedere le dimostrazioni dell’animo dei Romani; ma inutilmente. Certo è che si fece tutto ciò che si credette opportuno per eccitare questi animi a manifestarsi in favore degli oppressori; e vi furono molti emissari che dal campo entravano in città e viceversa; primeggiando fra questi un Ministro di straniera potenza, accreditato presso questa Santa Sede. Il quale Ministro, vero Achitofello dei giorni nostri, loquebatur pacem cum proximo suo, mala autem in corde suo... «Veduta adunque la fermezza del popolo Romano, la truppa si accostò alle mura e aprì la porta al suo passaggio con la memoranda breccia del 20 settembre».