Comandini, 27 novembre 1871
• Vittorio Emanuele II inaugura fra scroscianti applausi, nell’aula di Montecitorio in Roma, la 2a sessione dell’XI Legislatura pronunciando il seguente discorso: «L’opera a cui consacrammo la nostra vita è compiuta
• Vittorio Emanuele II inaugura fra scroscianti applausi, nell’aula di Montecitorio in Roma, la 2a sessione dell’XI Legislatura pronunciando il seguente discorso: «L’opera a cui consacrammo la nostra vita è compiuta. Dopo lunghe prove di espiazione, l’Italia è restituita a sé stessa e a Roma. Qui dove il nostro popolo, dopo la dispersione di molti secoli, si trova per la prima volta raccolto nella maestà dei suoi rappresentanti, qui dove riconosciamo la patria dei nostri pensieri, ogni cosa ci parla di grandezza, ma nel tempo stesso ogni cosa ci ricorda i nostri doveri. Le gioie di questi giorni non ce li faranno dimenticare. Noi abbiamo riconquistato il nostro posto nel mondo difendendo i diritti della Nazione. Oggi che l’unità nazionale è compiuta e si riapre una nuova èra della storia d’Italia, non falliremo ai nostri principii. Risorti in nome della libertà è nell’ordine il segreto della forza e della riconciliazióne. «Noi abbiamo proclamato la separazione dello Stato dalla Chiesa, e riconoscendo la piena indipendenza dell’autorità spirituale, dobbiamo aver fede che Roma capitale d’Italia possa continuare ad esser sede pacifica e rispettata del Pontificato». E dopo di aver accennato alla necessità di alcune riforme amministrative e finanziarie, e alla opportunità di sopprimere anche le Corporazioni religiose in Roma, il Re conclude: «L’avvenire ci si schiude innanzi ricco di liete promesse: a noi tocca rispondere ai favori della Provvidenza col mostrarci degni di rappresentare fra le grandi nazioni la parte gloriosa d’Italia e di Roma».