Comandini, 23 marzo 1874
• Vittorio Emanuele riceve i presidenti della Camera dei Deputati e del Senato che gli leggono questo indirizzo: «Sire! Venticinque anni or sono, la M
• Vittorio Emanuele riceve i presidenti della Camera dei Deputati e del Senato che gli leggono questo indirizzo: «Sire! Venticinque anni or sono, la M. V. saliva sul trono dal quale l’Augusto Genitore, sfidata indarno la morte sul campo di battaglia, volontariamente scendeva. Egli legava a Voi, o Sire, la eredità di onorate sventure da riparare e di grandi destini da compiere. Voi raccoglieste quella eredità con l’animo deliberato a cancellare i decreti dell’avversa fortuna. In quel giorno luttuoso prometteste a Voi stesso di fare l’Italia. Questo fu il Vostro voto a Novara i1 23 marzo 1849. Lo avete sciolto... O Sire, l’Italia vi è gratissima, l’Europa vi ammira: Vi glorificherà la storia». Il Re rispondendo alla Deputazione del Senato, dice: «Se la impresa nazionale potè essere compiuta, egli è perchè abbiamo mantenuta indissolubilmente congiunta la libertà coll’ordine, l’indipendenza nazionale col rispetto della indipendenza altrui, la rivendicazione dei diritti dello Stato colla osservanza della religione dei nostri padri...» Rivolgendosi alla Deputazione della Camera, dice; «Non ambizione di regno né desiderio di gloria, ma il solo sentimento del dovere mi spinse a continuare la grande opera iniziata da mio padre, e che, coll’aiuto di Dio e pel senno del popolo italiano e pel valore delle armi, abbiamo compiuta». Notevole infine è il discorso rivolto dal Re alle Deputazioni delle Province e Comuni del Regno, in cui dice fra l’altro: «L’Italia, resa indipendente, è divenuta un pegno di pace in Europa; le sue province divise si sono insieme congiunte; Roma capitale ha coronato l’opera della unità nazionale e consacrato un principio non meno salutare alla religione che alla civiltà. Tutto ciò si deve, dopo Iddio, alle virtù del popolo italiano».