27 gennaio 1901
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La morte di Verdi
• Alle 2.50 del mattino, dopo sei giorni di agonia, muore Giuseppe Verdi. Nella stanza con lui ci sono i familiari, Teresa Stolz e quattro medici. Il dottor Grocco si china sul volto immobile del maestro, rimane qualche istante in ascolto, e scoppia in lacrime. Lo bacia sulla fronte. Le signore, sopraffatte dall’emozione, vengono accompagnate nelle camere vicine. Nella stanza rimangono soltanto i dottori Caporali e Odescalchi e il fido Giuseppe, cameriere personale del maestro.
• «Frank Walker ricorda, nel suo libro biografico, che Verdi ebbe un moto di lucidità quando sentì il carillon all’orologio del dottor Grocco, che lo assisteva. Ed è forse più ragionevole pensare che l’ultima impressione di Verdi sia stata musicale» (Claudio Casini).
• «Ai lati del letto ardono due ceri. Il Maestro giace vestito in redingote, calzoni neri, colletto e cravatta bianca. Ai polsi ha larghi bottoni d’oro. Il capo è leggermente inclinato e il viso è quasi sorridente. Sul petto ha un piccolo crocefisso d’ebano: tra le mani abbandonate lungo i fianchi tiene due rami di palma bianca». [Sta. 28/1/1901]
• Nella larga via Manzoni la circolazione è difficile, tutti si recano in pellegrinaggio all’Hotel Milan. Le numerose guardie hanno molto da fare per ordinare l’ingresso di coloro che vogliono firmarsi.
• I teatri questa sera rimarranno chiusi e la giunta municipale ha deciso che il giorno dei funerali anche le scuole non apriranno.
«Ordino funerali modestissimi»
• Le ultime volontà di Verdi: «Ordino che i miei funerali siano modestissimi e si facciano allo spuntar del giorno o all’Ave Maria, di sera, senza canti e suoni. Basteranno due preti, due candele e una croce. Si dispenseranno ai poveri di Sant’Agata lire mille il giorno dopo la mia morte. Non voglio alcuna partecipazione alla mia morte con le solite forme».