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 1991  gennaio 31 Giovedì calendario

Il fronte del no al Pds

• Armando Cossutta: «I compagni che sono qui – Garavini, Salvato, Libertini, Serri ed io – non verranno certamente mai meno al loro dovere e alla loro responsabilità». Con queste parole Armando Cossutta fa capire chiaro e tondo che un centinaio di delegati non voterà la nascita del Pds, e quasi certamente lascerà la sala. E sempre con queste parole lascia intendere la nascita di una «Cosa comunista». Stefano Marroni su Rep.: «Dall’Adriano o dal Brancaccio di Roma (comunque da un cinema grande, spiega uno di loro), quelli dei comitati per la Rifondazione comunista non poseranno la prima pietra del nuovo partito, ma avvieranno il processo che lo partorirà. Convinti di poter avere con sé un buon 10 per cento degli iscritti, e comunque non meno di 50 mila compagni. Pronti a bruciare le tappe, se la verifica di governo produrrà un appuntamento anticipato con le urne, con l’obiettivo di incassare tra il 3 e il 5 per cento dei voti. Come si chiamerà, la Cosa comunista? “No, il nome non lo posso dire”, si schermisce Dario Cossutta. Ma a rivelare l’arcano, appena finita la relazione di Occhetto, pensa senza esitare suo padre: “I fatti hanno messo in crisi analisi e progetti precedenti. Il segretario ne prende atto ed abbatte impietosamente, uno per uno  tutti i presupposti di quelle analisi e di quei progetti. Ne consegue che il primo dei presupposti che crolla, che davvero non sta più in piedi, è proprio quello su cui si voleva costruire il Pds. Oggi più che mai non di un Pds c’è bisogno è la sentenza ma di un rifondato partito comunista”» (Così Armando Cossutta davanti ai microfoni della Rai). [Stefano Marroni, Re. 1/2/1991]