7 gennaio 1911
Ferrovie e ferrovieri – La riforma elettorale
Liberissima, 7 gennaio 1911
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Sono decenni orami che si constata e si ripete da tutte le parti che in Italia i bisogni, le costumanze ed i meccanismi della vita locale variano da regione a regione e che quindi è assurdo costringerle tutte in una formula unitaria di ordinamento amministrativo. Ed in realtà il criterio del discernimento integrato dalla coordinazione delle varie parti ad una energia centrale ed orientatrice in nessun paese presenta necessità di applicazione come in Italia. I regolamenti, le tariffe e i varii altri coefficienti del servizio e dell’amministrazione ferroviaria, specialmente per i servizi locali, non sono egualmente adatti al Settentrione e al Mezzogiorno. Spesso sono ideati e compilati con la preoccupazione di adattarli all’una e all’altra parte d’Italia, e l’esperienza non tardò a dimostrarli in parte se non in tutto disadatti ad entrambe le regioni. Ora, l’ordinamento ferroviario che io propongo, in questa o quella modalità emendabile, si ispira all’adattamento del servizio ferroviario alle esigenze locali di cui gli organi sedenti sul posto possono avere più pronta e più sicura conoscenza di quello che se ne abbia da lontano nella sede centrale e possono procurare più pronte e più metodiche soddisfazioni. E ciascuno di questi enti regionali si coordina ad altri e tutti insieme alla Direzione generale per l’adempimento delle funzioni e dei fini nazionali del servizio. La democrazia ha sempre proclamato il discentarmento: spetta ad essa ora il dovere di difendere l’attuazione che lo proponga in unao dei più grandi servizi.
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Ettore Sacchi