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 2012  dicembre 28 Venerdì calendario

Sette, 28 dicembre 2012 Morte Saddam Hussein, impiccato alle 6 del mattino di sabato 30 dicembre 2006, prima del sorgere del sole, perché all’alba comincia l’importante festa dell’Eid al Adha

Sette, 28 dicembre 2012

Morte Saddam Hussein, impiccato alle 6 del mattino di sabato 30 dicembre 2006, prima del sorgere del sole, perché all’alba comincia l’importante festa dell’Eid al Adha.

Vita Saddam Hussein, nato a Sadisavan Tikrit (Iraq) il 28 aprile 1937, infanzia negli strati più bassi della comunità, spesso bersaglio di pesanti prese in giro e attacchi fisici, tanto che si mise a girare con una sbarra di ferro per difendersi. Il patrigno, Hassan al-Ibrahim, lo picchiava spesso con un bastone imbevuto nell’asfalto, costringendolo a ballare sui sassi per evirare le percosse, lo mandava a rubare polli e uova ai vicini. Andò poi a vivere da uno zio di Tikrit, Khairallah Tulfah, grande ammiratore di Hitler, che lo convinse ad aderire al partito Baath, che propugnava la creazione di un’unica nazionale panaraba. Primo omicidio a 21 anni, su ordine dello zio, poi nel 1959 assieme ad altri quattro uomini cercò di uccidere l’allora presidente, il filo-comunista Abdul Karim Kassem, dovette quindi riparare all’estero e tornò in Iraq nel 1963, quando Kassem fu rovesciato. Ottenne un primo posto nel governo baathista. Presidente dell’Iraq dal 16 luglio 1979 al 9 aprile 2003.

Condanna Condannato a morte dall’Alto tribunale penale iracheno per i crimini contro l’umanità commessi nel 1982 a Dujail, quando fece arrestare, torturare e deportare 399 uomini, donne e bambini sciiti, e ne fece uccidere 148. Altri processi che vedono imputato Saddam: quello per l’invasione del Kuwait nell’agosto del 1990, un altro per lo sterminio di 180mila curdi nella cosiddetta campagna di Anfal (1986-1989), ecc.

Uomini Tra i quindici uomini che entrarono nella stanza dell’esecuzione con Saddam: un giudice, due viceministri, il rappresentante del premier Al-Maliki e il suo fotografo ufficiale, le guardie che metteranno il passamontagna per non farsi riconoscere davanti alla telecamera, il boia, il medico.

Vestito Camicia bianca, pantaloni e scarpe nere, cappotto di buona fattura, cappello, mani legate dietro la schiena, tra le dita la copia del Corano che ha tenuto con sé per tutto questo tempo, in cella e in tribunale, niente cappuccio (vuole morire a viso scoperto), solo una sciarpa per evitare che la corda lasci un segno troppo profondo sul collo.

Forca La forca, su una specie di soppalco dal quale si accede salendo una scaletta di ferro, sulla sinistra della stanza, è a due posti, con due botole.

Boia I boia (guardie ed esecutore) sono volontari che hanno inviato le candidature per posta o telefono agli uffici governativi.

Palazzo L’impiccagione di Saddam è stata eseguita nel palazzo del quartiere sciita di Khadimiya dove il Mukhabarat giustiziava gli oppositori del regime.

Firma La firma sul provvedimento di morte di Saddam non è stata apposta dal presidente Jala Talabani, che si è rifiutato, ma dal primo ministro Nouri Al-Maliki

Paura  «No, non ha cercato di resistere, ha capito che era arrivato il suo momento e devo dire che lo ha affrontato con grande coraggio. Poi è entrato senza esitazioni, quasi avesse fretta che tutto finisse, nel recinto del patibolo senza pronunciare una sola parola. A un certo punto, chissà perché, ha girato la testa verso di me e mi ha guardato diritto negli occhi, come per dirmi “Non aver paura”. è stata una sensazione molto strana, che difficilmente dimenticherò» (Mowaffak al-Rubaie, consigliere per la sicurezza nazionale)

Minuti Durata dell’esecuzione: 25 minuti, tutti ripresi da una telecamera. Le immagini sono state poi scelte e montate e distribuite alle tv di tutto il mondo.

Palestina «È entrato nella saletta il giudice gli ha letto la sentenza. Ma quando Saddam si è accorto che era ripreso da una videocamera, ha gridato “lunga vita alla Palestina”» (Mowaffak al-Rubaie, testimone).

Victor Il nome in codice usato dagli infermieri durante gli anni della detenzione di Saddam (dal 2003 al 2006). Il loro compito era quello di redigere tutti i giorni un rapporto sullo stato di salute dell’ex dittatore. «Il mio compito era di far sì che vivesse, in modo che potessero poi ucciderlo più avanti» (Robert Ellis, infermiere militare che da gennaio 2004 ad agosto 2005 fu assegnato a Saddam). 

Lucrezia Dell’Arti