Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  ottobre 10 Mercoledì calendario

Contiguità con le Cosche, sciolto il Comune di Raggio Calabria

• All’unanimità il Consiglio dei ministri ieri ha sciolto per la prima volta un capoluogo di provincia: il Comune di Reggio Calabria per contiguità con la ’ndrangheta, da individuare soprattutto nelle società partecipate. «Una scelta sofferta, presa non contro i cittadini di Reggio, ma in loro favore», ha ripetuto più volte il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri. «Un atto preventivo, non sanzionatorio» «che riguarda questa giunta e non quella precedente», dell’ex sindaco ora presidente della regione Giuseppe Scopelliti, ha precisato. Anche se nelle oltre 250 pagine della relazione, con più di 2000 pagine di allegati, viene ricostruita la mappa delle contiguità, attraverso società, inclusa la Multiservizi, preesistenti alla giunta attuale. [Piccolillo, Cds]

• Sul caso di Reggio Calabria spiega Piccolillo (Cds): «Nel mirino non solo la Multiservizi, sciolta dal Comune, il cui direttore operativo è accusato di essere prestanome della cosca dei Tegano. Ma nella relazione ci si sofferma a lungo anche sull’ex consigliere Giuseppe Plutino (prima Udc poi Pdl, arrestato per concorso esterno come sospetto referente della cosca Caridi) per capire se ci siano stati condizionamenti della giunta. E si individuano gli aspetti principali. Gli appalti: non è stata rinnovata la stazione unica appaltante e molte opere pubbliche tra il 2011 e il 2012 sono state date a trattativa privata a un ristretto numero di ditte, che in gran parte avevano contatti con soggetti mafiosi. I beni confiscati: la gestione non era trasparente. Gli incarichi di rappresentanza legale: dati a professionisti esterni sospettati di contatti con appartenenti alle cosche».