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 2012  ottobre 05 Venerdì calendario

Sette, 5 ottobre 2012Diario «Noi siamo diciassette, sotto una luna molto piccola, e la marcia è stata pericolosa, lasciando numerose tracce» (l’ultima pagina di diario scritta da Ernesto Che Guevara, all’alba di domenica 8 ottobre 1967, in Bolivia) Guevara Ernesto Guevara, nato a Rosario (Argentina) il 14 giugno (secondo alcuni 14 maggio) 1928, primo di cinque figli, famiglia borghese di origini spagnole, basche ed irlandesi, si laureò in Medicina e viaggiò per il Guatemala e il Messico, dove il 26 luglio del 1953 conobbe Fidel Castro e insieme a lui rovesciò, nel 1959, il regime di Batista a Cuba

Sette, 5 ottobre 2012

Diario «Noi siamo diciassette, sotto una luna molto piccola, e la marcia è stata pericolosa, lasciando numerose tracce» (l’ultima pagina di diario scritta da Ernesto Che Guevara, all’alba di domenica 8 ottobre 1967, in Bolivia)

Guevara Ernesto Guevara, nato a Rosario (Argentina) il 14 giugno (secondo alcuni 14 maggio) 1928, primo di cinque figli, famiglia borghese di origini spagnole, basche ed irlandesi, si laureò in Medicina e viaggiò per il Guatemala e il Messico, dove il 26 luglio del 1953 conobbe Fidel Castro e insieme a lui rovesciò, nel 1959, il regime di Batista a Cuba. Nominato capo della fortezza di La Cabaña e poi jefe (capo) del Dipartimento dell’istruzione dell’Ejercito Rebelde, fu presidente della Banca Nazionale e ministro dell’Industria e dell’Agricoltura. Decise infine di partire per la Bolivia ad organizzare un’altra guerriglia.

Che Che, ovvero “ehi”, come presero a chiamarlo i suoi compagni durante la rivoluzione cubana.

Terre «Altre terre del mondo reclamano il contributo dei miei modesti sforzi… lascio a Cuba la parte più pura delle mie speranze di costruttore e quella che mi è più caratragli esseri che amo (…). Se giungerà per me l’ora decisiva sotto altri cieli, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo. Non lascio ai miei figli e a mia moglie nulla di materiale e non mi rincresce: mi fa anzi piacere che sia così» (lettera di Che Guevara a Fidel e al popolo cubano, 2 ottobre 1965)

Taglia La taglia sulla testa del Che, vivo o morto, offerta dal governo di La Paz: 50mila pesos boliviani.

Muli Guevara e le sue bande, poche decine di uomini in tutto, si muovono sulle Ande boliviane a dorso di mulo.

Vacche Le pene e le vacche se ne vanno per lo stesso sentiero. Le pene sono le nostre, le vacche sono degli altri (vecchio ritornello contadino che il Che e i suoi uomini cantano marciando in Bolivia)

Rangers I soldati boliviani alla caccia di Guevara, che portano il nome di rangers, indossano uniformi di tipo americano e sono armati con armi americane.

Battaglia Domenica 8 ottobre, all’alba. I soldati boliviani hanno appena assistito alla messa quando un informatore li avverte che un gruppo di guerriglieri si aggira nei pressi di La Highera. Dopo qualche ora di marcia il tenente Prado e i suoi uomini prendono posizione lungo una scarpata, c’è una baracca nascosta in un anfratto di terreno, il rifugio del Che.

Morte/1 La morte del Che, secondo la prima versione avvenuta in seguito alle ferite riportate in battaglia. Trasportato a La Higera, viene medicato ma un proiettile nel torace gli ha lesionato i polmoni. «Qui al petto, mi fa molto male!» dice, e poi muore.

Morte/2 Secondo un’altra versione Guevara ha raccolto le ultime forze per schiaffeggiare un colonnello boliviano.

Morte/3 Terza versione: il tenente Prado ha messo la canna della sua pistola sul cuore del Che e gli ha sparato perché l’uomo si è rifiutato di arrendersi e collaborare con lui.

Bifolco Colonnello, è vero che Guevara parlando con lei è stato molto scortese? «Un vero bifolco, come sanno esserlo solo gli argenti e i cubani» (il colonnello Andres Selnich a Franco Pierini dell’Europeo)

Fucilato «Guevara fu fucilato la mattina del 9 ottobre (non fu ucciso con un colpo di pistola al cuore), dopo una notte d’interrogatorio; al momento della cattura il “Che” era ferito solamente alle gambe: una pallottola conficcata nella coscia destra ed una nello stinco sinistro; il cadavere non fu mostrato al fratello per una ragione molto semplice: sarebbe stato impossibile fargli credere che un uomo con tutte quelle pallottole nel torace, di cui una all’altezza del cuore, era vissuto per tutta una notte e che inoltre, almeno per alcune ore, aveva potuto ragionare e parlare; il corpo del Che non fu cremato per la buona ragione che a Vallegrande non c’è l’attrezzatura necessaria per la cremazione: fu sotterrato di nascosto. Guevara fu tradito due volte prima della cattura, la prima volta da un disertore che consentì all’esercito di localizzare la zona in cui si muoveva il gruppo del “Che”, la seconda da un contadino che i guerriglieri avevano preso come guida e che li portò in bocca ai rangers per intascare la taglia». [Luigi Ghersi, che passò 15 giorni in Bolivia ad indagare sulla morte del Che, 1967]

Lucrezia Dell’Arti