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 2012  settembre 07 Venerdì calendario

E D’Annunzio marciò su Fiume

Sette, 7/9/2012

Faro Fiume, «un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare di abiezione» (Gabriele D’Annunzio)

Censimento Abitanti di Fiume: 49.806. Di questi 24.212 parlano italiano, 12.926 serbocroato e altre lingue, soprattutto ungherese, sloveno e tedesco (dal censimento ungherese del 1910).

Magnanimità Alla conferenza di pace di Parigi, tutte le potenze riunite a discuter delle nuove frontiere dopo la I Guerra Mondiale. L’Italia, cui avvengono annesse Trento e Trieste, non riesce ad ottenere la Dalmazia e Fiume. Si oppone il presidente americano Woodrow Wilson, sensibile alle richieste del nuovo stato nato dalle ceneri dell’impero autro-ungarico, il Regno Croato-Servo, Jugoslavia. Il 23 aprile 1919 Wilson fa pubblicare su un giornale francese un lungo «messaggio al popolo italiano»: invita a dar prova di «magnanimità» e «generosità benevola».

Incidenti Fin da giugno, a Fiume, presidiata da inglesi, americani, francesi e italiani, scoppiano incidenti provocati dalle manifestazioni d’italianità della cittadinanza e dalle rivalità tra reparti.

25 agosto «Il venticinque agosto è successa una porcheria: i baldi granatieri da Fiume andaron via. Don don don, al suon del campanon. / Alla mattina all’alba suonavan le campane, partivan i granatieri, piangevan le fiumane. / Direttta alla stazione marciava la brigata, l’attende tutta Fiume piangente e desolata. / Si ferma allora subito il granatiere forte; e grida tutto il popolo: Vogliamo Fiume o morte».

Granatieri «Sono i Granatieri di Sardegna che Vi parlano. È Fiume che per le loro bocche vi parla. …  Quando, nella notte del 25 agosto, i granatieri lasciarono Fiume, Voi, che pur ne sarete stato ragguagliato, non potete immaginare quale fremito di entusiasmo patriottico abbia invaso il cuore del popolo tutto di Fiume … Noi abbiamo giurato sulla memoria di tutti i morti per l’unità d’Italia: Fiume o morte! e manterremo, perché i granatieri hanno una fede sola e una parola sola. L’Italia non è compiuta. In un ultimo sforzo la compiremo» (la lettera inviata a d’Annunzio da alcuni ufficiali dei Granatieri di Sardegna).

Dado «Mio caro compagno, il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d’Italia ci assista. Mi levo dal letto febbricitante. Ma non è possibile differire. Anche una volta lo spirito domerà la carne miserabile... Sostenete la Causa vigorosamente, durante il conflitto. Vi abbraccio» (lettera di d’Annunzio a Mussolini l’11 settembre 1919).

Ritardo «La marcia su Fiume, fissata per mezzanotte precisa, ebbe inizio invece verso le ore 5 del mattino del 12 per colpa del comandante l’Autoparco di Strassoldo che impaurito delle responsabilità si decise a mantenere gli impegni solennemente presi solo quando la sua vita istessa fu chiamata a rispondere». (Il ventennale della marcia di Ronchi, 1939)

Demone D’Annunzio che durante la marcia arruola i soldati venuti per fermarlo, pronuncia un discorso all’incrocio della strada per Fiume e Trieste. «Ora bisogna – m’intendete? – bisogna che io prenda la città. (…) Mi guardate. Non so si il mio volto sia pallido o acceso. Ma certo in me arde un demone, il mio demone. E dal male non menomato  mi sento, ma aumentato. (…)»

Liberatori D’Annunzio e i suoi, entrati a Fiume alle 11.45 e accolti dal popolo come i liberatori ma ostacolati dalle autorità italiane, proclamarono la Reggenza italiana del Carnaro (dal golfo omonimo in cui è situata Fiume) e per più di un anno governarono la città.

Conclusione L’annessione di Fiume si risolse l’anno successivo. D’Annunzio, dopo aver rifiutato il trattato di Rapallo, che impegnava Jugoslavia e Italia a garantire e rispettare lo Stato libero di Fiume si vide assalire dalle truppe del generale Caviglia alla vigilia di Natale, durante il cosiddetto Natale di sangue, e si arrese il 28 dicembre, riunito il Consiglio nazionale a Fiume, si decise ad accettare i termini del trattato di Rapallo.

Lucrezia Dell’Arti