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 2012  agosto 23 Giovedì calendario

Agnelli: Giustizia barbara, misura colma»

• La decisione della Corte Federale ha fatto infuriare il presidente della Juventus Andrea Agnelli. «La sentenza conferma i peggiori sospetti», ha scritto sul sito del club il presidente bianconero, cannoneggiando con una dichiarazione di 35 righe. Si comincia con un’annotazione («per fatti avvenuti quanto Conte era tesserato per altre società ») che non è la presa di distanza, seppure blanda, che marcò una settimana fa John Elkann, e si finisce con una specie di minaccia: «Confido che gli organi di giustizia del Coni, cui con urgenza si farà ricorso, sappiano porre rimedio a questa profonda ingiustizia, che tra l’altro ha creato e crea un danno anche alla società, che dovrà fare in questo senso le sue opportune valutazioni e quantificazioni». Agnelli parla di «una giustizia che somiglia sempre più a una caccia alle streghe». Sostiene che «la misura è colma». Discredita «tale Filippo Carobbio». Interpreta la sentenza prima di conoscerne le motivazioni: «In presenza di una vittoria giuridica lampante, cioè il proscioglimento per l’omessa denuncia di Novara-Siena che ha fatto emergere le contraddizioni e le ritrattazioni ad orologeria di un “pentito” interessato solamente a sgravare la sua posizione personale, si è deciso di uccidere la logica e di applicare in modo arbitrario una sanzione addirittura raddoppiata, con buona pace della verità, dell’aritmetica e della giustizia. Quella vera». [Gamba, Rep]

• Sconcerti (Cds) commenta così la sentenza d’appello sul caso Conte: «Conte nel girone d’andata ha preso dieci mesi di squalifica per due omesse denunce. Se un’omessa denuncia decade, devono scomparire dei mesi di squalifica, forse quattro considerate le aggravanti, forse cinque, ma qualche mese deve comunque sparire. Invece così non è, questo è lo straordinario. I giudici cancellano la colpa ma non cambiano la pena. Penso e auspico lo facciano in seguito, ma non l’hanno fatto adesso. Secondo paradosso. Uno dei giudici racconta in diretta radiofonica il perché dell’errore. Mai visto un giudice che esce da un tribunale e commenta la propria sentenza. Mai visto però nemmeno un giudice che spiega di aver lasciato inalterata la condanna perché nel frattempo è stato ravvisato un reato molto più grave. In sostanza Conte è stato prosciolto perché nel primo caso non c’era più reato, ma è stato ritenuto “inevitabilmente” coinvolto nell’illecito (conclamato) tra Albinoleffe e Siena. Mezza accusa è saltata, ma una ancora più grave sarebbe diventata evidente. Allora cosa si fa? Non si tocca nulla, tanto alla fine i mesi di squalifica sarebbero stati più o meno gli stessi. Inutile assumersi la responsabilità di cambiare accusa, aggiungerne una più grave, smentire tutti i colleghi. Si fa solo sapere che Conte e la Juve devono stare tranquilli perché avrebbe potuto andare molto peggio. Il risultato finale è che abbiamo solo colpevoli. Il procuratore federale Palazzi per aver sfiorato l’illecito di Conte senza avere avuto il coraggio di affrontarlo. I giudici di prima istanza perché hanno accettato le due omesse denunce proposte dal procuratore senza farsi venire altri dubbi. I giudici di appello perché hanno rovesciato il tavolo senza cambiare la partita. E infine Conte che ha sbagliato certamente qualcosa, ma non è ancora chiaro cosa».