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 2012  agosto 23 Giovedì calendario

Atene rinviata a ottobre. Merkel e Junker prendono tempo

• Ieri il premier ellenico Antonis Samaras ha ricevuto ad Atene il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker. Una prova generale prima dei colloqui più importanti: domani a Berlino con Angela Merkel e sabato a Parigi, con François Hollande. È probabile che il leader greco si possa trovare di fronte un’unica posizione franco-tedesca, sia pure con sfumature non decisive. Dipenderà dall’esito dell’appuntamento clou della settimana: il bilaterale di oggi a Berlino tra la Cancelliera tedesca e il presidente francese. Juncker ha risposto davanti ai giornalisti che «per la Grecia è l’ultima possibilità», poi ha ripetuto quello che già a metà giornata aveva fatto sapere Angela Merkel: in questi giorni non ci sarà alcuna decisione sugli aiuti alla Grecia, aspettiamo il rapporto della troika, formata dagli ispettori della Commissione europea, della Bce e del Fondo monetario internazionale (Fmi). La prossima missione della troika ad Atene è prevista per i primi di settembre per preparare il consuntivo sull’efficacia delle misure già adottate. A quel punto i leader della zona euro e il Fmi decideranno se liberare i 31,5 miliardi di aiuti, senza i quali il governo greco non sarà più in condizione di tenere in piedi il Paese. [Sarcina, Cds]

• Sulla situazione della Grecia racconta Sarcina (Cds): «Il governo greco uscito dalle elezioni di giugno si è impegnato a riportare il rapporto tra deficit e Pil dal 9,3% a una percentuale sotto la soglia Maastricht del 3%. Nella cena di ieri il padrone di casa ha cercato di convincere Juncker rivelando di aver già pronta la spaventosa manovra da 11,5 miliardi di euro. “Abbiamo predisposto gli interventi, ci mancano solo 700 milioni e poi siamo a posto”, avrebbe detto Samaras al collega lussemburghese. Il governo ha rifatto i conti e ha scoperto che mancano all’appello altri 2,7 miliardi di euro (non si è capito se già coperti), per un totale di 14,2 miliardi da sottrarre soprattutto al pubblico impiego e alle pensioni. Ma attuare il piano in due anni, sostiene il premier greco, significa arrivare al 2014 con un Paese con il bilancio pubblico a posto, ma economicamente e socialmente morto. Samaras lo ha spiegato anche con interviste ad alto tasso emotivo (almeno questa era l’idea) rilasciate a due quotidiani tedeschi. “Abbiamo bisogno di più tempo, lasciateci almeno respirare” (alla Bild). “I tedeschi riavranno i soldi che ci hanno prestato, garantisco personalmente” (alla Süddeutsche Zeitung)».