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 2012  luglio 06 Venerdì calendario


Sette, venerdì 6 luglio 2012 Presidente Sandro Pertini, 82 anni, socialista, settimo presidente della Repubblica, eletto al sedicesimo scrutinio sabato 8 luglio 1978 con 832 voti favorevoli su 995 (maggioranza ad oggi ineguagliata)

Sette, venerdì 6 luglio 2012

Presidente Sandro Pertini, 82 anni, socialista, settimo presidente della Repubblica, eletto al sedicesimo scrutinio sabato 8 luglio 1978 con 832 voti favorevoli su 995 (maggioranza ad oggi ineguagliata).

Anagrafe Pertini, nato a San Giovanni di Stella (Savona) nel 1896, avvocato, medaglia d’argento al valor militare nel 1917, figura storica del partito socialista, antifascista della prima ora, arrestato e chiuso in carcere, poi esiliato in Francia, tornato in Italia sotto falso nome e preso di nuovo. Medaglia d’oro della Resistenza. Eletto all’Assemblea costituente, poi sempre in Parlamento dalla prima legislatura. Presidente della Camera dal giugno 1968 al luglio 1976.

Commozione Sarebbe contento se Pertini fosse eletto? Craxi: «Contento e anche commosso». Pertini (commentando Craxi): «Speriamo che la commozione non sia così grande da mettere in difficoltà il partito».

Candidatura/1 Craxi, che ufficializzando la candidatura di Pertini lo aveva di fatto bruciato, presentandolo come l’uomo delle sinistre (la sera stessa la Dc bocciava il suo nome), avrebbe voluto far eleggere Giuliano Vassalli o Antonio Giolitti (domenica 2 luglio, a mezzogiorno).

Candidatura/2 Pertini, che ritirando la sua candidatura aveva di fatto convinto la Dc di essere quello giusto, facendosi da parte proprio perché i comunisti volevano votarlo unilateralmente (giovedì 6 luglio, all’una e mezza).

Giorni Durante i quattro giorni di stallo: risse, litigi fra Craxi e Biasini, sospetti, manovre, voci di accordi segreti tra socialisti e blocchi democristiani (Toni Bisaglia, generale a metà dei dorotei, Carlo Donat Cattin, forse Arnaldo Forlani). Ufficialmente lo scontro appare tra Giolitti e La Malfa.

Discussione La Discussione, il settimanale ufficiale di Democrazia Cristiana, uscito in edicola pieno di attacchi contro Pertini. Il numero era stato chiuso in redazione giorni prima, quando il futuro presidente era ancora considerato un candidato frontista.

Voti «Quanti voti ho preso? 832, mi pare. Vuoi dire che non mi hanno votato il Msi e i demonazionali. Sono contento che non mi abbiano votato i fascisti» (Pertini a Epoca, 19 luglio 1978)

Peppino Pertini, catturato e condannato a morte dalle SS assieme a Saragat e ad altri quattro detenuti politici, saputo che i compagni stavano organizzando l’evasione sua e di Saragat puntò i piedi: «O tutti e sei, o nulla». Allora Nenni, cui avevano riferito il fatto, spazientito, disse: «Ma fate uscire Peppino. Sandro il carcere lo conosce, c’è abituato, Peppino no, poveretto, fate uscire Peppino. Poi penseremo a Sandro».

Minoranza «Ciò che appare stupefacente nella presidenza Pertini è il contrasto fra l’eccentricità delle sue opinioni rispetto alla media degli italiani, e perfino rispetto al Partito socialista, e l’enorme popolarità che egli seppe conquistarsi sin dai primissimi giorni del suo mandato al Quirinale. Aveva vissuto un’eroica esistenza sempre dalla parte di una minoranza…». [Antonio Ghirelli, Corriere della Sera 26/2/1990]

Austerità Pertini, che appena arrivato al Quirinale introdusse criteri di austerità non giacobini, ma di puntigliosa amministrazione. Volle dormire a casa sua, si fece assegnare solo due stanzette (il predecessore, Leone, occupava un appartamento di 600 metri quadri), pretese di pagare sempre di tasca propria le spese di sua competenza.

Berlinguer Craxi e Martelli una volta gli rimproverarono di aver fatto aumentare i voti comunisti alle europee trasportando il corpo di Berlinguer da Padova a Roma sull’aereo presidenziale. E lui: «Voi due fate una cosa. Tornate a Verona, suicidatevi sulla tomba di Giulietta e io vi porto in aereo a Roma. Vediamo se il Psi prende voti».

Gaffe Quella volta che salutò re Juan Carlos come «il restauratore della Repubblica spagnola».

Repubblica «La Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati. Così l’hanno voluta coloro che la conquistarono dopo vent’anni di lotta al fascismo e due anni di guerra di liberazione […]». [Dal messaggio di Sandro Pertini presidente a Camera e Senato in seduta comune, domenica 9 luglio 1978]

Lucrezia Dell’Arti