Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  giugno 03 Domenica calendario


Biografia di Enrico Vanzina

• Roma 26 marzo 1949. Sceneggiatore e produttore. Fratello di Carlo (vedi), figlio di Steno (Stefano Vanzina, 1915-1988). «Il cinema è una grande arte popolare, rivolta a un pubblico che deve riempire le sale. Se dimentichiamo questo, il cinema muore».
• «I film da lui scritti, e diretti dal fratello Carlo, raccontano di yuppies, di nuovi ricchi, di sgraziati imbecilli che hanno trascorso gli anni Ottanta a ostentarsi e a far chiasso. Quei film, da Vacanze di Natale ad A spasso nel tempo, mostrano in dettaglio la volgarità crassa del ceto medio italiano, le illusioni di arrampicatori ed esperti nell’arte di arrangiarsi. Solo che lui è esattamente l’opposto del mondo raffigurato dal cinema facile e popolare che porta lo stemma dei Vanzina. Figlio di Steno, regista che negli anni Cinquanta seppe coniugare come pochi altri intelligenza e “commercialità”, Vanzina ama i bei libri e i quadri d’interni del Seicento e Settecento, è un inguaribile nostalgico del tempo che fu, è un italiano all’antica e che ci sta a fare il moralista. Il Vanzina reale ha poco di buffo. I suoi occhi sorridono amari. Se vi parla seduto su una poltrona di casa, state certi che alle sue spalle c’è una parete colma di libri o magari il quadro che Filippo De Pisis regalò a papà Steno alla nascita del figlio. Da ragazzo avrebbe voluto fare lo scrittore, non il mestiere in cui suo padre era stato a suo modo inarrivabile: far ridere la gente raccontando l’Italia vera. Il Totò di Guardie e ladri e l’Alberto Sordi del memorabile Un americano a Roma erano stati modellati da Steno. Il figlio Carlo, nato nel 1951 (due anni dopo Enrico), ne seguì le orme già diciassettenne. I fratelli fecero combutta a partire dalla metà degli anni Settanta. I frequentatori di casa Vanzina, ai Parioli, erano stati Pietro Germi ed Ercole Patti, il regista Mario Camerini ma anche Mario Soldati, Federico Fellini ma anche Leo Longanesi. Sordi aveva dondolato sulle sue ginocchia il piccolo Enrico. Quando Longanesi morì, Steno si chiuse nel suo studio, abbassò le persiane e rimase a piangere un intero pomeriggio. Una pellicola della qualità di Un americano a Roma i figli non ce l’hanno nella loro filmografia. E se chiedete a Vanzina se questo mancato risultato gli brucia, lui ha la risposta: “Papà ebbe la fortuna di avere Sordi. Senza Sordi Un americano a Roma non sarebbe quel che è. Purtroppo noi non abbiamo potuto disporre dei migliori attori della nostra generazione, da Carlo Verdone a Roberto Benigni, perché loro i film se li sono fatti e diretti da sé. Se il primo Vacanze di Natale avesse avuto un Verdone, credo che sarebbe rimasto nella storia del cinema. E comunque è un film buonissimo già così com’è. Di tutti i bis e ter con quello stesso titolo noi non siamo responsabili”. Se a Vanzina uno ricorda le parole sferzanti di tanta critica nei confronti dei film suoi e del fratello, lui si accalora, si dichiara offeso. Dice che chi racconta il presente non per questo è connivente col presente, anche se ammette di essere “un prigioniero del cinema commerciale”. Un cinema che deve fare i conti con il pubblico com’è, in gran parte spettatori nella fascia di età fra i 13 e i 26 anni. Non era così ai tempi di Steno, quando il cinema era l’arte per tutti» (Giampiero Mughini).
• «Mi piacerebbe fare un ritratto corale dell’Italia. Un film senza soggetto che racconti il Paese nell’arco di una giornata. (…) Anche per superare la categoria di Berlusconi. La sua figura ha cristallizzato tutte le altre. Ora c’è Renzi. È diverso dal Berlusconi che prendendosi la scena disse tre cose semplici e vincenti: mi piace la fica, sono laico e mi piace guadagnare. Renzi è democristiano. Quando Berlusconi ha provato a diventarlo, ha rischiato di essere divorato» (ad Alessandro Ferrucci e Malcom Pagani) [Fat 27/1/2014].
• Le sue cinque regole per far durare per sempre un idillio con l’osteria del cuore: «Mai dare del tu ai camerieri, mai ordinare le polpette, mai bere il vino della casa, mai lasciare mance esagerate, mai entrare troppo in confidenza col proprietario» (Grn 3/11/2010).
• Molto romanista, ma con eleganza. Autore di una rubrica sportiva, tutta centrata sul tifo giallorosso, per Il Messaggero. Il 17 giugno 2001: «La mia Roma ha vinto lo scudetto! Ed è un guaio serio. Per colpa di una mia scommessa con Gianni Elsner, il simpatico conduttore biancazzurro di Radio Radio. All’inizio dell’anno mi aveva regalato un elefantino dicendo che avrebbe portato fortuna alla Roma. Mi disse, però, che in caso di vittoria della “Magica” avrei dovuto dare a lui un elefante vero. Accettai. Adesso sto diventando matto! Dove lo trovo un elefante vero?! (…) Ho già chiamato il Circo Togni, Liana Orfei, addirittura lo zoo. Che guaio…» (Enrico Vanzina, Commedia all’italiana, Newton Compton 2008).
• «Esiste una storia del cinema, che non si occupa degli aspetti critici, ma è solo un resoconto sentimentale di dove, come, con chi hai visto un certo film. La storia del cinema, in fondo, è la nostra storia. Un altro diario, di piccoli appuntamenti con la fantasia degli altri, inserito nello scorrere tumultuoso dei fatti che scolpiscono il nostro destino» [Commedia all’italiana, cit.].
• Ultimi libri: Una famiglia italiana (Mondadori 2010) e il giallo Il gigante sfregiato (Newton Compton 2013).
• Sposato con Federica Burger. Grande amante del pane («è come la donna: non me ne piace un genere, mi piacciono di tutti i tipi»), va apposta all’Ikea per comprare quello svedese, il Knackerbrot.