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 2012  maggio 28 Lunedì calendario


Biografia di Roberto Bolle

• Casale Monferrato (Alessandria) 26 marzo 1975. Ballerino. Ètoile della Scala e principal dancer dell’American Ballet Theatre. «Il rigore permette di trovare la forma, fino alla perfezione».
• Protagonista il 7 dicembre 2006 alla prima dell’Aida di Zeffirelli alla Scala, quella dello scandalo Alagna (vedi). Isotta: «Pare un cubista da discoteca e, sulla bellezza delle sue natiche, liberamente periziabili, mette per miracolo d’accordo tutti i sessi e ceti e categorie in sala. Forse saranno la cosa dello spettacolo destinata a restare».
• Entusiasmo del New York Times in occasione del suo debutto americano con L’histoire de Manon (con Alessandra Ferri, coreografia di Kenneth MacMillan): «Un ballerino dalle proporzioni da Dio greco, e di intensità virile, che ha anche una elegantissima grazia felina e uno splendido allineamento». La tournée – nella quale Bolle ha danzato anche in Giulietta e Romeo – è stata accolta da «applausi a scena aperta, un’interminabile standing ovation e, dopo lo show, i camerini del teatro presi d’assalto dai fan» (Alessandra Farkas).
• Alla Scala ancora lo Schiaccianoci di Nureyev (17 dicembre 2006), poi il Sogno di una notte di mezza estate di Balanchine con Alessandra Ferri (gennaio 2007) e un anno dopo il Lago dei cigni di Bourmeister con Svetlana Zakharova. Quindi il gala d’addio di Alessandra Ferri a Taormina (9 agosto), un mese dopo a Delo per l’Apollon Musagète di Stravinskij ecc.
• Importante polemica con Carla Fracci. Bolle: «In Italia per la danza siamo fermi a una tradizione culturale chiusa su se stessa, mentre gli altri Paesi si sono rinnovati... Quello che abbiamo cambiato è stata l’età pensionabile dei ballerini: alzata a 47 anni per le donne e a 52 per gli uomini! Siamo poco più di un centinaio di professionisti nei cinque Corpi di ballo, fare regole più mirate non sbilancerebbe certo i conti. Questo sistema frena il ricambio generazionale, la possibilità di carriera per i giovani, condiziona la resa coreografica, il ritmo... trovo che sia umano ma egoistico da parte di un’artista come Carla Fracci restare in organico, non solo per l’economia dell’Opera di Roma, ma nei confronti dell’arte». Replica della Fracci: «Io non devo rendere conto a lui della mia carriera, ho ancora molto da insegnare, e quando ballo mi ritaglio ruoli adatti a me; se interpreto la Regina Madre nel Lago dei Cigni non porto via niente a nessuno. Io non voglio mettermi in polemica con lui, sono entrata alla Scala a 9 anni. Lui studia, è un danzatore bellissimo, però non è cresciuto artisticamente, gliel’ho anche detto di persona. Penso che sia mal consigliato. L’equilibrio per un danzatore è di non sentirsi mai arrivato. Lui ha perso equilibrio. È così difficile avere credibilità. È tanto tempo che non vado alla Scala, ma sono cresciuta lì, la rappresento, è logico, la considero casa mia. E il pubblico lo sa. Bolle è un bravo ballerino, ma per diventare un danzatore artista ci vuole qualcosa in più, la coscienza in ordine e non guardarsi in maniera ossessiva allo specchio. Io sono antica, anzi antichissima. C’è sempre da imparare dai vecchi. Voglio vedere se alla mia età arriverà con un fisico come il mio. Questo è un momento difficile per la danza in Italia, non ha la posizione che merita e sono ancora qui che lotto».• Nel 2004 ha danzato davanti a Giovanni Paolo II in occasione della Giornata mondiale della gioventù in piazza San Pietro a Roma; nel 2006 ha inaugurato le Olimpiadi invernali di Torino.
• Con il suo “Roberto Bolle and Friends Gala” ha ballato sul sagrato del Duomo a Milano, in piazza Plebiscito a Napoli, in piazza San Marco a Venezia, nell’Arena di Verona, al City Center di New York ecc.
• Alle primarie del Pd ha appoggiato Veltroni aderendo al Manifesto dei coraggiosi di Rutelli.
• Altra piccola polemica nel 2012 per un messaggio su Twitter scritto da Napoli: «I senzatetto che si accampano e dormono sotto i portici del Teatro San Carlo, gioiello di Napoli, sono un emblema del degrado di questa città», e «Scena mai vista davanti a nessun teatro. Né in Italia né all’estero». Criticato da altri utenti del social network, ha chiesto scusa: «Di certo mi sono espresso male». 
• Alla Scala a inizio 2013 ha interpretato il deforme Quasimodo nel balletto Notre-Dame de Paris di Roland Petit: «Confesso che in questi giorni mi capita di rimanere storto anche fuori dal teatro, con la spalla destra più alta della sinistra» (Leonetta Bentivoglio) [Rep. 12/2/2013]. 
Vita «Mio padre ha una officina di autoriparazioni. La mia famiglia non ha legami artistici o musicali, tantomeno con la danza. Il mio gemello Maurizio è laureato in Economia e commercio».
• «Per me la folgorazione è arrivata a sei anni. Guardavo i balletti in tv, quelli del varietà del sabato sera, e cercavo di imitarli. Ma quando dissi ai miei che volevo diventare ballerino non mi badarono. Ma io insistevo, così mi spedirono a un corso di ballo a Vercelli, sicuri che mi sarei presto stancato. E invece mi appassionavo sempre di più. A 11 anni partecipai alla selezione per la Scuola di ballo della Scala. Mi presero».
• «Quando facevo le elementari andavo due volte la settimana da Trino a Vercelli, a una scuola di ballo lì, ma non ne parlavo. Non per altro, solo capivo che nessuno avrebbe capito. Coi miei compagni facevo nuoto, calcetto, il boyscout e non mi veniva di dire del balletto» (Anna Bandettini) [Rep. 4/5/2012].
• «È stato duro adattarsi a vivere da solo a Milano. Sentivo la mancanza dei miei fratelli. E dopo le medie ho avuto un momento di crisi, che per fortuna ho superato. Poi un episodio accaduto poco dopo ha segnato una svolta nella mia vita. Con i miei compagni della scuola di ballo prendevamo parte allo Schiaccianoci di Nureyev. Io mi ero trattenuto oltre l’orario in sala prove per ripassare la mia parte. Non so ancora come sia stato possibile: le regole della scuola erano rigidissime. Fatto sta che a un certo punto vedo entrare in sala proprio Nureyev. Ero paralizzato, sudavo freddo e ho cercato precipitosamente di uscire. Lui mi ha fermato e mi ha chiesto di tornare alla sbarra e di fargli vedere quel che sapevo fare. Avrei voluto sparire. Quando finalmente sono uscito la cosa mi pareva così inverosimile che non l’ho raccontata a nessuno, neppure ai miei genitori: pensavo che non mi avrebbero creduto!».
• «A diciannove anni Elisabetta Terabust, allora direttrice del ballo alla Scala, ha voluto farmi debuttare in Romeo. La ringrazio ancora oggi perché quel ruolo – nella versione di MacMillan, che è in repertorio nelle maggiori compagnie – mi ha spalancato le porte della ribalta internazionale: l’ho danzato a Londra e da lì in tutto il mondo».
• «Avevo solo ventun anni e dovevo ballare, come secondo cast, il Principe nel Lago dei cigni in un’edizione speciale alla Royal Albert Hall. Ma il primo ballerino si è infortunato e alla prima ho dovuto sostituirlo. Di nuovo, come con Nureyev, ero terrorizzato. Per fortuna, Altynai Asylmuratova, straordinaria prima ballerina del Kirov, mi ha aiutato in ogni modo. Ce l’ho fatta, ma l’emozione è stata enorme. Sempre a Londra ho vissuto di nuovo, qualche anno fa, un’esperienza speciale: in occasione del Golden Jubilee di Elisabetta II (per i cinquant’anni di regno – ndr) sono stato invitato a danzare nella sala del trono, di fronte alla regina. Non credevo ai miei occhi: danzavo il “passo a due del cigno nero”, dal Lago dei cigni, che si svolge proprio nella sala del trono, di fronte alla Regina. Avevo la sensazione di qualcosa di irreale».
• «Fuori dal palcoscenico, quando il teatro si svuota, inizia un’altra parte della mia vita, che non desidero mettere in mostra. È uno spazio esiguo ma vitale, perché è la sorgente da cui attingo energie preziose, indispensabili. All’artista e all’uomo» (da una lettera a Vanity Fair del 2009, in risposta alla polemica sul suo presunto coming out scatenato da una rivista francese).
• «Sono molto autocritico, e penso che riuscirò a dire basta prima di smettere di regalare armonia e bellezza. Dopo, non so. Di certo mi prenderò un po’ di tempo, la cosa che mi manca di più. Viaggerò. Ma non mi ci vedo ad abbuffarmi di patatine davanti alla tv. Quando sei ballerino, lo sei per sempre: Alessandra Ferri continua a prendere lezioni dal suo vecchio insegnante. Ecco, il maître de ballet è un mestiere che potrebbe fare per me: mi piace aiutare i giovani» (Luca Dini) [Vanity Fair 19/12/2012]. 
Critica «Il più acclamato ballerino italiano» (Sergio Trombetta).
• «Amato alla follia in Inghilterra dove è stato paragonato addirittura al divo Leonardo DiCaprio» (Paola Zonca).
• «È “Il Principe” per antonomasia. Romantico, bellissimo, sensuale, splendidamente elegante. Si sa che i grandi ballerini non sono mai alti, una statura eccessiva è anzi un handicap e la sua (sfiora il metro e 90) lo è: eppure Roberto Bolle è riuscito a conquistare tutti. Pubblici difficilissimi gli hanno tributato standing ovation e trionfi da stadio. Critici rigorosi ed esigenti lo hanno gratificato di elogi iperbolici: “il fiore della Scala” (Vittoria Ottolenghi), “un fuoriclasse, forse l’unico a rievocare nel tratto e nello stile Nureyev” (Donatella Bertozzi), “seducente per morbidezza e vigore” (Mario Pasi). Tutti pazzi per Bolle. Comprese sublimi étoiles come Alessandra Ferri e Darcey Bussell, sue partner abituali alla Scala e al Covent Garden. Scoperto da Nureyev, il Principe era predestinato al successo. Gli unici ostacoli, per lui, sono stati le sue stesse virtù: la bellezza apollinea e la perfezione tecnico-stilistica. Ma, alla fine, ha convinto anche gli scettici. Stella dei classici come Il lago dei cigni e La bella addormentata, ha saputo imporsi sia nel repertorio neoclassico con l’Apollon Musagète di Stravinskij, che gli è valso un prestigioso premio come il Benois de la danse, sia nel contemporaneo più ostico, come In the middle somewhat elevated di Forsythe» (Massimo Di Forti).
• «Bolle coinvolge e affascina stuoli di ammiratori (e soprattutto di ammiratrici), pronti ad acclamarlo scatenati, come fosse una rock-star, per poi attenderlo riuniti in vere e proprie folle fuori dai teatri, alla fine di ogni esibizione. È un fenomeno senza confronti, che non smette di stupire. Luminoso e credibile sia come languido principe circondato da drappelli di cigni candidi, sia come corpo onirico nello spot di un’acqua minerale» (Leonetta Bentivoglio).
• «Un principe azzurro che piace a grandi e a piccini, a uomini e a donne, fino a comprendere chi le sue scelte sessuali le ha compiute in modo anticonvenzionale. Roberto Bolle, coming out vero o presunto, non è certo l’artista che divide, di lui si parla in termini assoluti, associato a un dio, mai a un essere mortale. [...] Franco Zeffirelli che con Bolle ha lavorato da regista, spiega perché il ballerino è onnicomprensivo: “Come un oggetto ben fatto che non può scatenare passioni ma solo ammirazione. Come un meraviglioso dipinto che non suscita desideri volgari o carnali”. [...] Viso d’angelo e corpo michelangiolesco, mangia ma non troppo, salato soprattutto se si esclude una smodata passione per il cioccolato, si sottopone a sedute osteopatiche per mantenere la giusta postura più qualche massaggio. Niente creme e niente interventi più invasivi, quando si è belli di natura non bisogna faticare troppo per mantenersi tali. [...] Enrico Lucherini, il press agent per eccellenza da esperto di comunicazione quale è non ha dubbi: “[...] Quando si arriva a certi livelli che cosa ci può importare se uno va a letto con donne o con uomini? Ai miti non si fanno domande banali”. [...] Lui sostiene di non lasciarsi mai andare a rivelazioni d’ordine privato. Si dice sia single, “Sono stato fidanzato a lungo con una ballerina poi basta. Non ostento la mia vita privata, sono concentrato sulla professione”, si lasciò scappare e fu una delle poche concessioni riguardo l’affettività espressa al di fuori della sua amata famiglia» (Michela Tamburrino sulla Stampa nel 2009).
Vizi È appassionato di immersioni: «Mi ha scritto Pierre Cousteau, il figlio di Jacques, grande oceanografo. Ha letto sui giornali americani che ho il brevetto di scuba-diving e mi ha proposto di realizzare con lui un balletto acquatico, invitandomi a Santa Barbara, o a Saint-Tropez. Sarebbe bello per uno come me che adora il mare. Tutto sta nel trovare il tempo...».
• Ama gli sport estremi e la velocità, il paracadute e il deltaplano.
• Ogni notte, prima di addormentarsi, ascolta Giselle. Al risveglio, Il lago dei cigni
• «La maggior parte delle volte cucino a casa. “Cucino” è una parola grossa: faccio un riso in bianco col grana oppure un’insalatona con tonno scottato e avocado. Se mangio cose sbagliate me ne accorgo subito: faccio più fatica a ballare» (a Marco De Martino) [Vanity Fair 19/6/2013].