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 2012  maggio 28 Lunedì calendario


Biografia di Mario Corso

• San Michele Extra (Verona) 25 agosto 1941. Ex calciatore. Allenatore. Dal 1957 al 1973 con l’Inter, 502 gare e 94 reti, vinse quattro scudetti (1963, 1965, 1966, 1971), due coppe dei Campioni (1964, 1965), due Intercontinentali (1964, 1965). In Nazionale, 23 presenze e 4 gol. Settimo nella classifica del Pallone d’oro 1964, 11° nel 1966, 15° nel 1965. Ritirato nel 1975, dopo due anni al Genoa, oggi è osservatore del club neroazzurro.
• «Il suo gioco si basa solo sul sinistro ma con quello è impareggiabile, tanto che lo definiscono “il piede sinistro di Dio”. Sua invenzione la punizione a “foglia morta”» (la Treccani).
• «Come si fa a dimenticare i momenti di gloria, a cancellare quel gol in fondo ai tempi supplementari dello spareggio della coppa Intercontinentale del 1964 a Madrid contro l’Independiente? Lui sorprendentemente meno spossato di tutti, andare laggiù davanti alla porta argentina e raccogliere il cross di Peirò alla fine di un contropiede micidiale. Perché Corso fu anche match winner, certo. Le tante punizioni a foglia morta, i duetti con Suarez, quella voce strana, fina e cavernosa a un tempo, e quei calzettoni tirati giù, strafottenti nei confronti degli avversari, come a dire: “dei parastinchi non so che farmene”. Il suo talento, la sua capacità di colpire una nocciola col tacco e di farla arrivare nel taschino. Il suo primo allenatore gli urlava sempre: “Usa la testa!”. Lui, Mariolino, credeva che lo esortasse a ragionare, a non giocare troppo d’impulso. Ovviamente l’altro cercava di addestrarlo invano al gioco aereo. Fatto sta che Corso è fiorito così, straordinario talento calcistico senza il destro e la testa, ma con un cervello fino e una sapienza di gioco che si mangiava tutti i Baggio e gli Zola d’Italia» (Enrico Mentana).
• «Era un 10 targato da 11. Coi giornalisti parlava pochissimo, in spogliatoio molto, e stava terribilmente sulle scatole al Mago. Che ogni anno lo metteva in testa all’elenco di quelli da cedere e ogni anno Angelo Moratti gli diceva che non era il caso. L’anno prossimo, forse, chissà» [Gianni Mura, Rep 23/8/2011].
• «Meglio un piede solo che due scarsi, è il mio motto» [Giovanni Marino, Rep 21/4/2010].
• «Noi mancini siamo più o meno segretamente presuntuosi, magari non tutti vogliono ammetterlo, ma è così. Semplicemente perché i grandi mancini non imparano mai ad usare, neppure discretamente, il destro (...) Noi mancini ci diciamo: se solo col sinistro riesco a fare queste cose, perché mai dovrei faticare ad imparare dell’altro?» [Paolo Prestisimone, Gio 29/2/2000].
• Gol «Ne ho segnati anche due di destro, uno al Genoa con un tiro dal limite e uno alla Juve, ma quello era un tiro sbagliato, non so come ha fatto a entrare». Il più bello: «Alla Roma, salto Pestrin, Giuliano e Fontana, evito anche Cudicini e metto dentro». Il più utile: «Al Bernabeu, quando vincemmo l’Intercontinentale con l’Independiente: cross di Peirò, stop e tiro dal limite». Anche di testa ne fece uno: all’Inter, con la maglia del Genoa [Mura, cit.].
• Calzettoni arrotolati «Un omaggio al mio idolo: Omar Sivori, lo adoravo. Lui giocava alla sudamericana e con i calzettoni giù, lo imitai subito. In qualche modo fui il primo europeo a metterli in quel modo. Mi dissi: “Se non posso fare tutti quei tunnel e quei dribbling almeno posso assomigliargli nel look”» [Marino, cit.].
• Edmondo Berselli (1951- 2010) ha dedicato a lui, e ad altri grandi del calcio, il libro Il più mancino dei tiri, Mondadori 1995.
• Di una partita di beneficenza a San Siro, vecchie glorie e gente famosa, Luciano Ligabue racconta: «Mi era toccata la maglia numero 11, Mariolino aveva la 22. In spogliatoio sono andato a dirgli come fossi emozionato di avere la sua maglia. “Vedi di onorarla” m´ha detto secco, senza un sorriso, e allora ho capito che certi giocatori non smettono mai di giocare» [Mura, cit.].