18 maggio 2012
Lo statuto dei lavoratori
Carabinieri La prima causa in applicazione dell’art. 18 finì con il lavoratore accompagnato dai carabinieri in azienda e fisicamente installato nel suo posto di lavoro.
Articolo 18 Al tempo dell’approvazione della legge (1970) nessuno faceva caso all’articolo 18. L’articolo più importante sembrava il 28, «Repressione della condotta antisindacale». Poi il 2 (le guardie giurate vigilino sul patrimonio aziendale e non sul lavoro operaio), il 4 (tv a circuito interno), il 5 (medici fiscali dell’azienda sostituiti dai «servizi ispettivi degli istituti previdenziali»). Gino Giugni disse poi che sarebbe stato meglio prevedere norme più restrittive per gli assenteisti.
1970 Lo Statuto dei Lavoratori è del maggio 1970. L’autunno 1969 è noto come «autunno caldo»: 5 milioni di lavoratori in lotta, 520 ore di sciopero, migliaia di cassintegrati alla Fiat e alla Pirelli, fabbriche occupate, corteo dei 100.000 a Roma organizzato da Fiom, Fim e Uilm, ecc.
Pci «Il Pci si è astenuto per sottolineare le serie lacune della legge e l’impegno a urgenti iniziative che rispecchino la realtà della fabbrica. Il testo definitivo contiene carenze gravi e lascia ancora molte armi, sullo stesso piano giuridico, al padronato» (l’Unità, 15 maggio 1970).
Statuto Nella bozza approvata dal Consiglio dei Ministri, lo Statuto era di 25 articoli. L’articolo 18 regolava i contributi sindacali. Il futuro articolo 18 era il numero 10. Le sue norme si applicavano solo al settore privato e alle aziende con più di 30 dipendenti. La discussione in Parlamento portò il testo a 41 articoli, l’articolo 10 diventò 18, le aziende a cui era applicabile quelle con più di 15 dipendenti.
Articolo 18 L’Art. 18 (Reintegrazione nel posto di lavoro) nella versione definitiva: «Ferma restando l’esperibilità delle procedure previste dall’art. 7 della Legge 15 luglio 1966, n. 604, il Giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell’art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro» ecc.
Potenti Potenti in carica in quel momento: Saragat, presidente della Repubblica; Rumor, presidente del Consiglio (governo Dc-Psi-Psdi-Pri); Donat-Cattin, ministro del Lavoro; Storti segretario della Cisl; Lama, segretario della Cgil. Il presidente della Fiat era Gianni Agnelli. Valletta era morto nel 1967.
Votazione Alla Camera, su 352 presenti, votarono in 227, tra cui 10 contrari. Favorevoli: democristiani, socialisti, socialdemocratici, repubblicani, liberali (217). Astenuti: comunisti, socialproletari, missini (125). Era il 14 maggio 1970.
Padronato Il ministro del Lavoro, il democristiano Carlo Donat-Cattin (sinistra sociale), nel suo discorso alla Camera denunciò «l’intransigente atteggiamento padronale nelle lotte dei lavoratori» e in particolare la «dura azione del padronato» rappresentata, alla Fiat, con «massicci licenziamenti di carattere politico e antisindacale».
Artefici Artefici dello Statuto dei Lavoratori: il ministro del lavoro Brodolini, morto l’11 luglio del 1969 e sostituito da Donat-Cattin; Gino Giugni, presidente della Commissione nazionale incaricata di redigere la bozza del testo.
Brodolini Giacomo Brodolini, socialista, ministro del Lavoro durante il secondo governo Rumor (1968-1969), fino all’ultimo dedito alle cose di Stato. Benché gravemente malato, la notte di Capodanno andò a brindare (spumante in bicchieri di cartone impermeabilizzato) con gli operai che presidiavano il ministero dell’Industria. «Come membro del governo non sono venuto a dirvi che il ministro si pone al di sopra delle parti. Io vi dico che sto dalla parte vostra».
Giugni Gino Giugni, socialista pure lui. Giovanissimo, al momento della scissione era andato con Saragat, poi in America a studiare il diritto del lavoro dell’età di Roosevelt e del New Deal. Incarichi negli uffici studi delle Partecipazioni Statali e cattedra alla Sapienza. Nel maggio dell’83 le Br lo gambizzarono.