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 1989  febbraio 25 Sabato calendario

Festival di Sanremo, Grillo ne ha per tutti

• Ospite dell’ultima serata del XXXIX Festival di Sanremo, Beppe Grillo ritrova la verve che nella precedente edizione pareva aver perso: «Il mio compito è un compito gravoso. Seguivo al telegiornale i funerali di Hirohito: in confronto al Festival è il Carnevale di Venezia. C’era anche Cossiga e si chiedevano: chi dobbiamo inumare dei due?». Pausa: «È già vilipendio?». E poi: «Sanremo è la mia sconfitta, come uomo e come professionista. Cosa vuoi dire su Jovanotti, non puoi mica fare delle battute intelligenti coi doppi sensi... Devi aspettare che canti, e mentre è lì che canta Gimme Five gli vai dietro... “Vai a lavorare!, Vai in miniera!”». In tredici minuti Grillo si sfoga contro il Festival («uguale all’altro anno e con qualche schifezza in più»), i telespettatori («18 milioni di rincoglioniti»), i cantanti: «Ho sentito cose da rabbrividire. Al Bano e Romina fanno una canzone a favore della natura con quello che alla natura ha fatto lui! (...) A Cellino San Marco ha una casa che sembra Los Angeles: la cucina è in Puglia e il tinello in Abruzzo. Lui è contro l’inquinamento? Io divento inquinatore, torno in camerino e rovescio tutti i portacenere». Poi ce n’è per la Rai («il clan degli avellinesi» De Mita e Agnes) e persino per i magistrati: «Dove c’è la televisione non esiste verità. Il processo in tv: ci sono pretori che assomigliano tutti a De Niro. Danno due anni a un poveraccio e poi dicono: non è venuta bene, rifacciamola, e gliene danno quattro». Lo sponsor: «Dicono che Barilla è amico dei giovani, ma io Pietro Barilla l’ho conosciuto: se gli metti un disco degli ultimi vent’anni ti manda fuori di casa. Ama i giovani? Ma se odia anche la moglie! Non va a messa, è cattivo». Poi un pezzo non inserito nelle tre pagine e mezzo di copione consegnate alle sei del pomeriggio: «E pensare che Martelli è andato in Kenya per farsi uno spinello, 5 milioni ha speso... E ho fatto la battuta sui socialisti perché se non la faccio pensano che ce l’abbia con loro» (il vicepresidente del psi ha già smentito lo spinello kenyota). E ancora: «E a Domenica in? Il giornalista, voglio dire il nome, Sandro Mayer che intervista il bambino (Marco Fiora, nove anni, vittima di un rapimento durato 17 mesi) e gli chiede: che cosa pensavi? Avresti voluto la mamma o un giocattolino? A quello dovrebbero rapirlo per tre anni e dopo chiedergli: come ti senti, coglione! Io mi prenderò una denuncia, ma bisogna dire basta e se voi del pubblico siete d’accordo con me alzatevi!» (il pubblico inquadrato si alza, non quello delle prime file). Atteso sul palco per un secondo intervento, Grillo non si presenta: «Quello lo ammazzo!», commenta l’organizzatore Adriano Aragozzini mentre il capostruttura Rai, Mario Maffucci, appare tranquillo. [Giovanni Cerruti, Marco Neirotti, Sta. 26/2/1989]