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 1927  luglio 03 Domenica calendario

Primo scudetto per il Torino

• Vittorioso 1-0 in casa nello scontro diretto con il Bologna (gol su rigore dell’ungherese Mihaly Balacics), il Torino conquista matematicamente il suo primo scudetto: quando resta da disputare solo la rivincita in Emilia tra rossoblu e granata, quest’ultimi hanno un incolmabile vantaggio di quattro punti (14 a 10 nel girone finale a 6, resta da giocare anche un ininfluente Juve-Milan). La sfida Torino-Bologna era stata già giocata, con lo stesso risultato, il 15 maggio, partita poi annullata dal Comitato arbitrale: «L’incontro ebbe la sua decisione al ventiduesimo minuto della ripresa. Decisione che, per uno di quei capovolgimenti di situazione così soliti nel giuoco, giunse a favore di uno dei contendenti proprio nel momento in cui l’altro credeva di aver ottenuto il successo. Il Bologna aveva usufruito di un calcio d’angolo a proprio vantaggio. Il tiro era stato eseguito con grande precisione e discernimento da Muzioli. Mischia e momento di vivissima ansia davanti alla porta torinese. La palla ballonzola di testa in testa e finalmente si indirizza verso l’angolo alto sinistro della rete. Quasi alla confluenza dei due pali. Bosia, il portiere torinese, giunse con un balzo felino a trattenerla dapprima, a deviarla e ad allontanarla in seguito. Grida dei bolognesi che sostengono che la palla è stata fermata quando già aveva toccato la rete, e che reclamano conseguentemente il punto. L’arbitro che era vicino all’azione, non fa concessioni e lascia proseguire il giuoco. E di colpo l’attacco torinese, come in una violenta reazione, scatta e piomba fulmineo sulla difesa degli ospiti ancora sconnessa e disorganizzata dall’impressione di quella che essa ritiene un’ingiustizia. Franzoni, l’ala sinistra granata, fila via tutto solo, stringe leggermente verso il centro e giunto a pochi passi dalla linea di fondo eseguisce un centro così giudizioso che Libonatti, arrivato in corsa, può con facilità deviarlo di testa nella rete, Gianni è nettamente battuto (...) Per questo punto solitario che forse non sarebbe stato segnato senza l’azione a favore dell’avversario, di cui esso fu la reazione, il Torino vinse la partita. Come di solito succede in simili casi, l’incidente del punto segnato o non segnato sul calcio d’angolo darà luogo a discussioni e reclami. E, come al solito, vi è chi giura che il pallone aveva toccato la soglia fatale, e chi assicura che esso fu fermato sulla linea. Ben difficile torna l’esprimere un giudizio su una questione di centimetri dalla tribuna dei giornalisti, lontana più di una sessantina di metri dall’area dove si svolse l’azione. L’arbitro, eccellentemente piazzato, non ebbe un attimo di titubanza di fronte alle richieste degli ospiti, e si rifiutò di concedere il punto: ecco quanto si può dire. Il Bologna, a partita finita, presento regolare reclamo». [Vittorio Pozzo, Sta. 16/5/1927] Nel rapporto steso a fine partita, e in sede d’inchiesta federale, l’arbitro Pinasco aveva ribadito di non aver mai concesso il gol del Bologna, ciononostante il 30 giugno era stata decisa la ripetizione: «Il “goal” preteso dal Bologna non era stato affatto segnato. L’arbitro lo ha confermato dinanzi al Comitato tecnico arbitrale. Abbandonando questo terreno, che non offriva nessun motivo di appello per annullare la partita, venne infirmata la validità del punto segnato dal Torino, nell’azione immediatamente susseguente al non concesso punto bolognese. Ma anche su questa fase, Pinasco ha detto di non avere per nessun motivo ceduto di fronte alle domande del Comitato arbitrale, e di avere riconosciuto nell’interrogatorio in sede di inchiesta perfettamente valido il “goal” del Torino. Il Comitato arbitrale avrebbe quindi, con la deliberazione di annullamento del “match”, messo in dubbio la buona fede del Pinasco non solo, ma avrebbe altresì violato un’importantissima questione di principio, quella dell’insindacabilità dell’operato dell’arbitro». [Sta. 11/6/1927]