30 luglio 1883
La Gazzetta Piemontese, lunedì 30 luglio 1883 Cominciano i primi telegrammi a portare le notizie e centuplicano la grandezza del disastro
La Gazzetta Piemontese, lunedì 30 luglio 1883
Cominciano i primi telegrammi a portare le notizie e centuplicano la grandezza del disastro. È impossibile raccogliere con ordine le informazioni. Non si può avere la mente calma a questo lavoro: accozziamo quanto ci è dato di leggere nei nostri telegrammi, in quelli comunicatici da conoscenti, nei giornali che arrivano all’ultimo momento. Il terremoto avvenne nelle prime ore del mattino e colse buona parte degli abitanti a letto. La sorpresa, lo sgomento furono indescrivibili; molti fuggirono nudi al mare, gettandosi nei flutti, ricoverandosi nelle barche. La colonia romana o napoletana convenuta a quei bagni era numerosissima. Degli alberghi nei quali erano alloggiati i bagnanti solo l’Hotel Manzi rimase in piedi; quello della Piccola Sentinella crollò affatto, scomparendo in una profonda voragine. La città d’Ischia non ebbe a soffrire danni gravi, ma andarono quasi distrutti i paesi di Casamicciola, Forio e Lacco Ameno.
Da Napoli, 29. Alle ore 4 comincia a piovere e minaccia un temporale. La scena si fa più lugubre. Il procuratore del Re, Pugliese, tornato ora da Casamicciola, dice che il disastro è immenso; non una strada, non una casa è intatta. L’aspetto della città è indescrivibile; le strade, il porto offrono uno spettacolo straziante e sono pieni di gente. La folla è trattenuta dai cordoni della truppa; arrivano di continuo piroscafi e battelli carichi di feriti; la folla si agglomera presso gli ospedali; gli uomini sono ricoverati all’Ospedale dei Pellegrini, le donne a quello degli Incurabili, i ragazzi a quello di Gesù e Maria. Scoppia il temporale. Lampi e fulmini. Il mare è agitatissimo. Il prof. Palmieri, direttore dell’Osservatorio vesuviano, ritiene che la catastrofe non sia avvenuta per terremoto, bensì per sprofondamento di suolo. Arrivano a frotte contadini istupiditi dal dolore e dallo spavento.
Le vittime. Fra i morti si annoverano il figlio e la figlia del barone De Riseis, la moglie dell’on. Correale, la marchesa Pacca, il generale comandante Tupputi, il vescovo d’Ischia Francesco Di Nicola, il conte Filippani, romano, la famiglia Croce, la signora Gamico, il presidente Demonte e il prefetto di Cagliari comm. Bardari. Altri dicono invece che sia morto il prefetto di Sassari comm. Fiorentini. Sarebbero pure morti il prof. Salia, il marchese Amoroso colle sue due figlie, il principe Frasso Luigi e Di Lariullo Carlo di Cacane. La famiglia greca Psuéky si è salvata perdendo tutte le sostanze. Mancano notizie del signor Isotta, proprietario dell’Hotel di Napoli. La famiglia De Zerbi e l’ingegnere Tarantoni si salvarono per miracolo. L’ing. Tarantoni rinvenne i due figli di una donna, la quale era quasi impazzita per la loro perdita, e li restituì alla madre; tentò pure di salvare una bellissima signora egiziana, ma invano, perché essa perì sotto una frana insieme con il marito. Una giovane madre, ferita, piange tre figli perduti. I morti, o seppelliti vivi, sono oltre a tremila. È crollato l’Ospedale del Monte della Misericordia, seppellendo quattro suore di carità e ventiquattro bambini. È crollata la caserma dei carabinieri; si vedono tra le macerie tre cadaveri. Il teatro ed il carcere sono intatti. In mezzo ai morenti si vede spuntare Davide Petite, vestito nel costume di Pulcinella; egli è perfettamente incolume.
Da Napoli, 29: Giunge il piroscafo Leone con quarantadue feriti: nella traversata, su questo piroscafo, morì alle 5.35 il marchese Calabrese (?). Arriva l’Umbria con cinquanta feriti; durante la traversata è morto Colonna, capitano di questo vapore, con due altri capitani, Pannelli e Graffi, e il maestro di casa Vito Filardi. Giunge il vapore Elettrico con settantaquattro feriti e tre morti durante la traversata.
Provvedimenti e soccorsi. Da Roma, 29. Il Ministero dell’interno dispose subito l’invio di 50.000 lire per i primi soccorsi. Il ministro dei lavori pubblici, onorevole Genala, partì alle 4.10 pomeridiane per il luogo del disastro portando seco 10.000 lire. Il segretario generale del Ministero interni, on. Levito, vi andrà stasera o domattina. Il ministro Acton che doveva tornare a Roma, andò invece a Casamicciola. Gli onorevoli Cappelli e Fortunato, che si trovavano ai bagni, telegrafarono annunziando d’essere illesi. Molti partirono per Napoli per avere pronte notizie. Il Ministero della marina dispose per l’invio di 4 navi da guerra nelle acque d’Ischia e Casamicciola. Da Roma partirono per Casamicciola due compagnie del genio per cooperare ai lavori di salvataggio.
Da Ischia, 29. La truppa giunta, essendo insufficiente, il Ministero è disposto a fare un altro invio di due compagnie del genio da Roma, oltre a quelle di Napoli.
Da Napoli, 29. Grandissimo il numero dei feriti che i piroscafi continuano a sbarcare a Napoli. Gli ospitali sono pieni. Si preparano i letti nelle chiese annesse. Giungono all’Ospedale dei Pellegrini molti feriti con le famiglie piangenti; si vedono nello stesso letto il padre ed il figlio morenti. A mezzogiorno, allo sparo del cannone, i feriti trasaliscono, ricordando il terribile rombo che accompagnò il terremoto.
Da Napoli, 29, sera. Il Commend. Laganà, direttore generale della Navigazione italiana, ha messo a disposizione delle autorità i legni della Compagnia che si trovano in porto e il personale della Società. Il vapore Elettrico ritorna a Casamicciola portando colà un battaglione di bersaglieri. L’on. Depretis ha telegrafato al prefetto di Napoli autorizzandolo a spendere senza risparmio. Molti feriti, appena medicati, smaniano di ritornare a Casamicciola per rivedere i parenti e i figli. Sessanta membri della Società dei Battaglieri partono per fare un servizio di salvataggio gratuito. Partono anche allo stesso scopo cento operai del Punto Franco. Vennero spediti a Casamicciola duecento torcie a vento ed un apparecchio elettrico. L’arcivescovo e i canonici assistono i feriti: l’Arcivescovado e cambiato in ospedale; i canonici della chiesa dei Pellegrini domandano al Municipio quattrocento letti per i feriti. Il generale Mezzacapo, comandante la divisione, ha dato ordine che l’ospedale militare della Trinità sia messo a disposizione dei feriti. La caserma dei Gianili verrà occupata per i feriti. Il procuratore del re, Pugliese, si è recato alla Prefettura per richiedere nuove truppe, dichiarando che sono insufficienti i cinque battaglioni già spediti. La truppa della guarnigione di Napoli trovandosi al campo d’istruzione, sono richieste le guarnigioni delle città vicine. A questa sera altri particolari.
Da Napoli, 29. Continua l’arrivo dei feriti e la spedizione dei soccorsi. Ignorasi ancora il numero esatto delle vittime. Credesi ascenderanno a circa due mila.
Napoli, 29. L’on. Genalà è disposto a continuare direttamente stanotte per Casamicciola insieme agli ingegneri del Ministero ed alla Compagnia del genio. La Società Rubattino, Florio, Manzi e d’Ischia hanno messo i loro vapori a disposizione delle Autorità. L’arcivescovo di San Felice ed il consigliere delegato Cavasele visitarono i feriti nei vari ospedali.
Roma, 30, ore 9.30 ant. Tutti i giornali sono pieni di particolari sul disastro di Casamicciola. Il Capitan Fracassa esce listato a nero e pubblica un articolo intitolato «La Nuova Pompei» iniziando una sottoscrizione per i danneggiati. È probabile che il Re si rechi a visitare Casamicciola. Si formerà subito nella nostra città un Comitato di soccorso per gli scampati da quell’immane disastro. Il Governo ordinò che si provveda per soccorsi senza riguardo a spese. Fra i romani morti si contano il conte Filipponi, di 34 anni, consigliere provinciale; il signor Blumensthil, direttore della Società per la condotta dell’acqua Marcia, vi perdette la moglie ed il figlio. Perì pure nel disastro la marchesa Lardati. I figli del tipografo Aiterò si salvarono. Si credeva fosso morto il professore Guido Mazzoni, invece giunse sano e salvo ieri sera a Roma. Un impiegato di Pontecorvo perdette due figli. L’impressione perdura immensa.
Napoli, 30, ore 8 ant. Della popolazione di Lacco Amena su 1593 abitanti rimangono solo 5 feriti. Ieri sera, durante il salvataggio, imperversò un temporale fortissimo.
Ultima ora. (Telegrammi) Casamicciola, 30. L’on. Genala, appena giunto a Napoli, accompagnato dalle Autorità civili e militari, recansi a Casamicciola, ove è giunto stamane alle ore 3 con 800 bersaglieri. Il ministro ha disposto l’immediata costruzione di 60 baracche di legno a ricovero degli abitanti di Casamicciola superstiti, tutti senza tetto. In Casamicciola restano sole cinque case lungo la via e la riva; tutto il resto è distrutto. Lo spettacolo è spaventevole. È impossibile precisare il numero dei morti: credonsi due mila. Dei bagnanti numerosi, non salvaronsi che le persone che trovavansi nel teatro di legno sul mare. Fortunatamente l’Ospedale di mille letti, pel cambio dei malati, era vuoto. Due monache guardiane perirono. Genala, il prefetto e la forza sono sul posto e dirigono i lavori di salvamento.
Casamicciola, 30 (ore 5.16) È impossibile descrivere lo spaventevole spettacolo. Centinaia di morti sono seppelliti sotto le macerie. La scossa che fu causa del disastro durò 15 secondi, e fu vorticosa come lo scoppio di un cannone; rovinò in un attimo tutto il paese. L’onor. Genala occupasi attivamente a disporre pel seppellimento del numero considerevole di cadaveri per timore di Complicazioni miasmatiche.