Rassegna, 3 marzo 2012
Obama rassicura Israele: «Sull’Iran non sto bluffando»
• Lunedì Barack Obama incontrerà il premier israeliano Benjamin Netanyahu per parlare della minaccia iraniana. Intanto ieri il presidente Usa in un’intervista ha dichiarato: «Un attacco prematuro trasformerebbe l’Iran in una vittima». Poi, raccogliendo un appello arrivato da Israele, ha avvertito che se dovessero fallire le sanzioni ogni opzione è sul tavolo. E ha aggiunto rivolto a tutti: «Non è un bluff». Netanyahu ha risposto con «abbiamo diritto di difenderci. Vogliamo avere libertà di manovra». Perché, è la sua analisi, i contatti diplomatici non porteranno a nulla, «sono una trappola». Se l’Iran vuole trattare davvero «prima fermi il suo programma atomico». A Teheran non ci pensano per nulla e adesso sono alla prese con le presidenziali. Ieri si è votato in tutto il Paese, con un’affluenza del 64,4 per cento. Dato celebrato dal regime con il fervore rivoluzionario. [Olimpio, Cds]
• Sulle diverse posizioni di Usa e Israele riguardo all’Iran scrive Olimpio (Cds): «In queste settimane è emerso in modo evidente che c’è un’intesa sul piantare i paletti, però il problema è dove. A cominciare dal punto critico. Per gli Usa è quando l’Iran inizierà a costruire la Bomba, per Israele quando avrà conoscenza tecnica e ingredienti per farlo. Meta che, secondo Gerusalemme, è davvero vicina mentre a Washington pensano che gli ayatollah non abbiano deciso cosa fare. Un dibattito che sconfina nel tecnico. Gli americani ritengono di avere armi sofisticate per poter distruggere anche i bunker più profondi, l’alleato teme invece che più passano i giorni e più sarà difficile distruggere i tunnel. E, non senza contraddizioni, gli esperti Usa avanzano qualche dubbio sui risultati definitivi di un eventuale raid. Pareri che si sposano con le posizioni di generali e intelligence. A loro giudizio l’attacco sarebbe destabilizzante per l’intera regione».