1 marzo 2012
Tags : Lucio Dalla
Le estati al mare e la paura del tetano
• Il bambino Lucio «spiava il suo doppio rimasto orfano. Così ho imparato a fare della mia vita un modello di solitudine, cioè a cercarmela, a organizzarmela, a viverla, questa mia solitudine, come un momento di benessere profondo, necessario per una corretta lettura dell’esistenza». Nel ’53 un cliente pagò la madre con una casa alle Tremiti in cui prese a passare le estati: «È stato durante queste vacanze da emigrante alla rovescia, che è avvenuta in me la spaccatura tra due diversi modi di vivere. Così oggi mi ritrovo con due anime: quella nordica (ordinata, efficiente, futuribile, perfezionista, esigente verso sé e verso gli altri) e quella meridionale (disordinata, brada, sensuale, onirica, mistica). È nel Sud, comunque, che sono diventato religioso. Di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana» [Ludovica Ripa di Meana, Eur. n.42 1982]. In quegli anni aveva l’ossessione del tetano: «Mi spaventava la parola. Chiamavo di continuo la Croce rossa. La quindicesima volta mi hanno mandato al diavolo». [Aldo Cazzullo, Cds 3/5/2004]